Archivio Corriere - L’«onda verde» iniziata da Greta Thunberg reggerà?
Pubblichiamo uno degli ultimi articoli scritti da Roberto De Vecchi sul Corriere della Valle. Non lo facciamo per l'attualità dell'articolo, ma perché dando il via a questa avventura digitale del Corriere vogliamo avere con noi tutti gli amici che ci sostengono dall'alto. perchè per avventurarsi nel futuro non bisogna dimenticare il passato. L'articolo è stato pubblicato sul numero del 30 maggio del 2019.

A vederla in TV con quelle treccine (che ricordano quelle di Pippi Calzelunghe) sembra la protagonista di una favola per ragazzi, eppure, con le sue analisi e le sue proposte, ha saputo esprimere una fierezza ed una determinazione tali, capaci di coinvolgere migliaia
e migliaia non solo di giovani (che in tutto il mondo sono diventati milioni) ma anche tanti genitori e nonni, che hanno visto in quella ragazzina il coraggio che loro non avevano avuto.
Quale il suo segreto? Certamente un carisma comunicativo eccezionale, ma anche, e forse soprattutto, l’aver saputo trasmettere, alla coscienza di tanta gente, la consapevolezza che la degenerazione ambientale (luogo della nostra vita e principale fornitore di tutto quanto
serve alla stessa vita: aria, cibo, casa…) compromette non solo la vita delle popolazioni
di oggi, ma soprattutto la vita delle prossime generazioni.
Ha incontrato Papa Francesco, che l ’ha incoraggiata a proseguire e Greta l’ha ringraziato per aver scritto l’enciclica “Laudato sì”, che pone alle coscienze gli stessi problemi e dà un sostegno teologico a quelle che a prima vista possono sembrare solo richieste di miglioramenti ambientali.
Per l’ampiezza e la capacità di mobilitazione, questo movimento, soprattutto di giovani, ma che riesce a comprendere (lieta sorpresa!) tanti adulti, presenta non poche analogie con il movimento del ’68, ma con una differenza fondamentale: nel ’68 il motore che muoveva
le masse era la protesta, la contestazione del potere ed il desiderio di una libertà assoluta, molto spesso provocando ingiustizie peggiori di quelle che si dichiarava di volere abbattere.
Oggi, quello sterminato numero di giovani non chiede di abbattere, ma di costruire, chiede il rispetto della natura, nutrice delle nostre vite e sostegno della vita, con una politica che aiuti tutti, nella giustizia. Come si può classificare questo movimento sul piano politico?
Sapranno questi giovani mantenersi lontani dalle seduzioni del potere senza che altri li strumentalizzino? Greta potrà essere un leader capace di dare una continuità al movimento o le si affiancheranno altri con altri scopi? È una scommessa che se, vinta da Greta, sarà vinta dall’umanità. Noi, nostalgici di una politica buona ed onesta, ci auguriamo che quest’«onda verde» fluisca benefica per la difesa dell’ambiente e della vita, impegnandoci ad
appoggiare le istanze di progresso del bene comune per una società più giusta e solidale.
Roberto De Vecchi


