Il suono della Parola
Il Psalm di Paul Celan e la musica di Giya Kancheli

I salmi sono la grande preghiera del popolo ebraico ma anche il testo biblico più usato nei secoli nella liturgia cristiana. Ogni aspetto della vita, ogni vicenda umana trova nei salmi occasione di lode, supplica o dialogo, anche serrato, con Dio. Dopo Auschwitz però molti hanno incominciato a pensare che ciò non sia più vero, che l’orrore dei campi di sterminio
non fosse stato contemplato in nessuno dei salmi conosciuti.
Così Paul Celan (1920-1970), grande poeta rumeno di origine ebraica, unico sopravvissuto della sua famiglia allo sterminio nazista, sembra riflettere nella sua celebre poesia intitolata emblematicamente Psalm. In un mondo dolorosamente vuoto e desolato Celan rivolge,
quasi in un «anti-Cantico delle Creature », la sua lode a un Nessuno (Niemand) che ha preso il posto di Dio. É una poesia assolutamente tragica che ci fa percepire in maniera drammatica il rischio per l’uomo moderno di essere trascinato in un abisso nichilista senza ritorno: una volta verificata la presenza del male, viene messa in discussione la bontà della creazione, quindi la bontà del Creatore e di conseguenza l’esistenza stessa di Dio e del senso della vita. Anche se, paradossalmente, il suo rivolgersi a un Nessuno presuppone che ci sia un Qualcuno che lo ascolti.
Una breve analisi di questa poesia, con il testo originale in tedesco e la sua versione italiana, si può trovare in un articolo di Antonio Prete pubblicato sul sito on-line doppiozero.com all’indirizzo: https://www.doppiozero.com/materiali/ paul-celan-laudato-tu-sia-nessuno . Questa poesia è stata inserita dal compositore georgiano Giya Kancheli, nato a Tbilisi nel 1935 ed oggi residente ad Anversa, in Exil, un ciclo di canti sul tema dell’esilio.
Kancheli ha personalmente vissuto l’esperienza dell’esilio e, come dice il salmo 136(137): “Come cantare i canti del Signore in terra straniera?”, ha provato tutta l’amarezza di chi non riesce più a far musica lontano dalla sua terra d’origine.
Nel 1991 egli infatti aveva lasciato volontariamente la Georgia allorché il clima di violenze politiche ed etniche si era esteso in molti paesi dell’allora Unione Sovietica.
La maggior parte delle caratteristiche tipiche della scrittura di Kancheli, spesso ispirate da una profonda visione filosofica e religiosa, è presente ed evidente in questo ciclo e il grande valore artistico e la densità concettuale delle poesie selezionate contribuiscono a sottolineare la rilevanza di Exil fra le opere del compositore.
Scritto nel 1994 per soprano, flauto, violino, viola, violoncello, contrabbasso, sintetizzatore e nastro magnetico, Exil si apre con un brano della Bibbia (Salmo 23: Il Signore è il mio pastore), prosegue con tre testi poetici di Paul Celan e si conclude con Exil, una poesia di Hans Sahl (1902-1993), scrittore tedesco anch’egli di origine ebraica. Sia Celan che Sahl conoscevano l'esilio e furono sfregiati negli affetti dalle atrocità naziste. Anche se questo lavoro allude all’esilio di Kancheli dal suo paese, Exil rimane così pesantemente segnato anche dai ricordi della guerra. Dal punto di vista compositivo, la musica è uniformemente lenta e austera e i contrasti dinamici sono ridotti, fornendo così una sensazione di atmosfera ovattata, mantenuta in tutti i brani. Dal punto di vista interpretativo la presenza di stessi motivi in diverse parti, o in sezioni diverse dello stesso pezzo, aiuta l'ascoltatore a cogliere il significato e le connessioni nella poesia. Infine, la struttura musicale spesso trasmette un significato filosofico. Così, ad esempio, motivi ascendenti rappresentano un elemento di speranza del compositore nella cornice di una poesia nichilista. Il brano può essere ascoltato al seguente indirizzo internet: https://open.spotify.com/track/664sKJvJdE3vvIl2y7ddgA?
si=KmPXE3N5RZiyV8L
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Renzo Poser


