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Il suono della Parola

22 apr
Tempo di lettura: 3 min

L’Eucarestia nella Passione secondo Matteo di J. S. Bach


La Passione secondo Matteo è unanimemente conosciuta come una delle opere più intense e più riuscite, sia dal punto di vista spirituale sia da quello artistico, dell’intera produzione di Johann Sebastian Bach. In quest’opera, composta a Lipsia per la liturgia del Venerdì Santo del 1727, Bach ci presenta integralmente i capitoli 26 e 27 del Vangelo di Matteo che narrano le vicende legate alla Passione e alla Morte di Gesù. Il racconto evangelico viene poi

arricchito da momenti di preghiera, che sono per lo più elaborazioni di corali luterani, e di contemplazione in cui, generalmente tramite l’uso di Arie solistiche, Bach esprime il meglio della sua arte compositiva. Uno dei momenti di più intensa contemplazione si colloca subito dopo il bellissimo “recitativo” (un brano espresso in uno stile prevalentemente sillabico) di Gesù che pronuncia le parole con cui istituisce l’Eucaristia.

A questo punto Bach interrompe momentaneamente la narrazione evangelica e lascia, non a caso, ad una voce femminile, un soprano, il compito di condurci lungo una sublime meditazione sul mistero appena compiuto. Stiamo vivendo gli ultimi istanti prima della passione, l’idea del tradimento si è già diffusa, l’atmosfera è mesta, eppure, dopo l’istituzione

dell’Eucaristia, la gioia non si può trattenere. Il soprano, che in questo caso rappresenta la Chiesa, ma anche l’Anima, lo esprime chiaramente con un “recitativo” (brano contrassegnato col numero 12): Benché il mio cuore sia in lacrime, perché Gesù si congeda

da noi, pure mi rende lieto il suo testamento: il suo corpo e il suo sangue - o cosa preziosa! -egli li lascia nelle mie mani. Il soprano canta queste parole accompagnato da due oboe d’amore (sempre nella musica di Bach simbolo dell’amore mistico) che, con il loro movimento di terzine che salgono e scendono, rendono un’idea di fluidità, come di liquidi che si mescolano e diventano inseparabili, come indissolubile è la comunione tra

Cristo e la sua sposa, tra Cristo e la Chiesa, tra Gesù e l’Anima.

Il recitativo serve da introduzione all’Aria (numero 13): un’aria felice, di danza lieta, piena di

tenerezza e di grazia. Il senso è bellissimo, anche se se il testo sembra un po’ lontano dalla sensibilità religiosa moderna: Io (è sempre l’Anima che canta) voglio donarti il mio cuore, discendivi, mio Signore! Io voglio unirmi a te, ma se il mondo è troppo piccolo per te, ah, allora tu solo devi essere per me più del mondo e del cielo.

C’è l’idea dell’immergersi che è un po’ un tuffarsi, un compenetrarsi di questi due esseri che si tuffano l’uno nell’altro e, in particolare, nel momento in cui l’anima si immerge in Cristo gli dice: “tu sarai per me il mondo intero”. Questo senso di comunione, di unione sponsale fra Cristo e la sua sposa, è cantato su un ritmo di danza, non tuttavia una danza banale, squadrata e simmetrica giusto per dare indicazione ai danzatori del cambio dei movimenti.

Qui Bach invece usa il ritmo ma non la simmetria, perché il dono di Dio è asimmetrico,

sovrabbondante, va oltre le regolarità, le aspettative, trascende. Il mistero dell’inabitazione dell’anima da parte del Cristo che si è donato nell’Eucaristia non potrebbe essere

espresso meglio di così: una gioia pulsante, viva, fisica e nello stesso tempo sommamente spirituale.

Su Youtube è possibile selezionare il recitativo e l’aria impostando la ricerca sulle parole iniziali tedesche 12) Wiewohl mein Herz e 13) Ich will dir. Su Spotify basta selezionare

Matthaus Passion e ascoltare i numeri 12 e 13.


Renzo Poser

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