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Nuovo splendore ai reliquiari del Museo del Tesoro della Cattedrale

17 lug
Tempo di lettura: 3 min

Reliquiario del Beato Bonifacio di Valperga
Reliquiario del Beato Bonifacio di Valperga

Grazie ai fondi derivanti dall’8x1000, la Conferenza Episcopale Italiana (CEI) eroga ogni anno alle diocesi del territorio nazionale importanti contributi per il restauro di chiese, cappelle e case canoniche. A questi se ne aggiungono altri – sebbene di minore consistenza - specificatamente destinati agli istituti culturali diocesani - archivi, biblioteche e musei -, richiedibili fino a un massimo di 13.000 euro all’anno per ciascun istituto. Utilizzando

questa opportunità, è stato possibile avviare nel corso degli ultimi dieci anni un sistematico programma di restauro di tutti i preziosi reliquiari in argento e legno scolpito custoditi nella Cattedrale di Aosta e nel Museo del Tesoro.

Il piano di interventi ha inizialmente riguardato i preziosi manufatti in argento che costituiscono il nucleo originario del Tesoro stesso: i bracci, i busti e le due grandi casse di San Grato e San Giocondo, la testa reliquiario di San Giovanni Battista, il busto di Sant’Anselmo e il busto di San Francesco di Sales. Successivamente, l’attenzione si è spostata sui reliquiari lignei, tra cui la cassa dipinta del Beato Emerico di Quart e, infine, le due grandi urne monumentali realizzate in legno dorato e policromo, destinate a custodire le spoglie del medesimo Beato Emerico di Quart e del Beato Bonifacio di Valperga. Il restauro di queste due urne, finanziato con i fondi dell’8x1000 messi a disposizione dalla CEI per l’anno 2025, ha richiesto l’intervento di due restauratrici specializzate in settori diversi.

Da una parte ha lavorato Novella Cuaz (Aosta), che si è occupata del consolidamento delle strutture lignee, della pulitura della policromia e delle dorature e della reintegrazione delle parti mancanti. Dall’altra, Tiziana Assogna (Chivasso, Torino) ha curato la pulitura e il consolidamento del corredo tessile interno, un raffinato raso di seta color avorio riccamente ornato da ricami con filati dorati e argentati. Una volta ultimato il restauro, che ha restituito il nitore originario ai tessuti e la lucentezza ai ricami e alle dorature, sono state ricollocate all’interno delle urne le reliquie dei due beati, temporaneamente ricoverate in altre casse per consentire il lavoro delle restauratrici.

Nelle prossime settimane i due reliquiari saranno riposizionati nella loro collocazione originaria, ovvero nelle due nicchie, protette da graziose grate metalliche e dalla tenue penombra della navata laterale destra della Cattedrale, che si aprono nel muro di fronte all’ingresso della sagrestia, poco prima dell’ingresso del museo. Esse occupano questo

specifico spazio dal 1817. L’8 febbraio di quell’anno, infatti, il priore della Collegiata di Sant’Orso Linty donava al Capitolo della Cattedrale la grande cassa in legno dorato per custodire le spoglie del Beato Emerico di Quart. Pochi mesi dopo, il 9 luglio 1817, venivano ricavate le due nicchie in fondo alla navata destra, destinate a ospitare sia la nuova urna di

Emerico, sia quella del Beato Bonifacio, fatta realizzare nel 1783 per volere di mons. Giacomo Valperga e fino a quel momento custodita in sacrestia. Sebbene costruite a quasi quattro decenni di distanza, le due casse sono molto simili.

Reliquiario del Beato Emerico di Quart
Reliquiario del Beato Emerico di Quart

Si differenziano solo per pochi dettagli: quella del beato Bonifacio di Valperga presenta tre lati in vetro e termina in alto con le insegne vescovili, mentre quella di Emerico di Quart ha solo il lato principale in vetro ed è sormontata da una teca più piccola contenente il capo del beato. La forte somiglianza tra i due manufatti è sicuramente voluta e dettata dalla volontà di esporli vicini, come era già avvenuto in precedenza. Nel 1657 veniva infatti inviata a Roma una relazione riguardante la Cattedrale di Aosta, la Summaria descriptio status Ecclesiae et dioecesis Augusten, in cui tra le altre cose venivano descritti gli arredi interni. In essa si legge che le spoglie dei due beati riposavano vicine nella cripta, custodite all’interno di due casse dipinte (in Crypta sub choro in capsis ligneis depictis). In quel luogo erano state collocate verosimilmente nel XVI secolo dal canonico Ludovico Vaudan, di cui è nota la grande devozione per il beato Emerico. Nuovamente vicine, le due urne restaurate mostrano il grande valore di un piccolo gesto: firmare per l’8x1000 alla Chiesa Cattolica significa proteggere e valorizzare il patrimonio d’arte sacra, rendendolo nuovamente “parlante” e testimone di bellezza e di fede, sostenendo al contempo il lavoro di preziose professionalità.


Roberta Bordon (Direttore dei Beni Culturali Ecclesiastici)

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