Rinnovamento nello Spirito: una missione in Moldavia
Era il 14 marzo 2002 quando, in occasione dell’approvazione definitiva dello Statuto
del Rinnovamento nello Spirito, San Giovanni Paolo II consegnò al Movimento la missione
della implantatio ecclesiae in terra moldava.

In realtà, in quella repubblica ex sovietica, esisteva già una diocesi che comprendeva tutto il territorio dello Stato e lo scopo della missione era quello di rivitalizzare pastoralmente un territorio che dopo anni di influenza sovietica continuava ad avere, nominalmente, la religione ortodossa come religione di Stato e sparute presenze cattoliche e protestanti.
L’anno prossimo saranno quindi 25 anni della presenza del Rinnovamento in questa terra
che ha visto, tra alti e bassi, crescere l’identità cattolica soprattutto nella capitale, Chišinau,
e a Bãlti e Ribnita. Interessante la storia di questa ultima città che si trova in una vera e
propria enclave russa, la Transnistria, repubblica autoproclamatasi indipendente nel 1990,
ma non riconosciuta dalla comunità internazionale che continua a riconoscere il territorio
come moldavo. Non paia ozioso questo racconto che è fondamentale per comprendere
come convivano popolazioni di lingua russa, ucraina, rumena con un vocabolario e un alfabeto che mescola questi idiomi che complica non poco la missione di chiunque voglia annunciare il vangelo in quella terra e non è accompagnato da qualcuno che possa tradurre.
In parte, almeno per quanto riguarda l’ultima missione cui ho appena partecipato, sono venute in soccorso delle persone del luogo con dei trascorsi in Italia come badanti che hanno imparato bene la nostra lingua. Partiti da Roma in quattro, la missione si è sviluppata visitando una comunità di recupero a cui è stato offerto un annuncio sulla signoria di Gesù nella propria vita e un momento di preghiera cui la dozzina di partecipanti ha aderito con fede e commozione. Il sabato ci siamo divisi e, a due a due, siamo andati a visitare le due comunità di Bãlti e Ribnita dove abbiamo replicato gli annunci e l’animazione dei fedeli del posto.

I parroci ci hanno fatto testimoniare le nostre esperienze di vita durante le messe domenicali e ci hanno riservato una accoglienza commovente. Io sono stato in Transnistria e, dopo aver partecipato all’Eucarestia in una comunità rurale a 1 km dal confine ucraino (non senza un briciolo di apprensione, considerato che il territorio era comunque presidiato da soldati dell’esercito russo) non ho potuto fare a meno di constatare come la fede di queste comunità ha caratteristiche di genuinità che non siamo più abituati a vedere dalle nostre parti: liturgie che durano più di quanto siamo abituati (e non per non essere da meno degli ortodossi), tutta la comunità che partecipa al canto, adorazione eucaristica a fine messa e imposizione delle mani da parte del parroco per gli ammalati che lo desiderano. Insomma, come spesso succede, durante queste missioni si riceve più di quanto si cerca di dare e si torna a casa con tanti buoni propositi. La coincidenza con la “Pasqua dei morti” ha consentito anche di vivere una esperienza folcloristica singolare: la festa è paragonabile al nostro 2 novembre ma non viene vissuta con i toni di mestizia cui siamo abituati noi. Tutta (sic!) la popolazione si reca nei cimiteri con borse piene di cibo e, dopo aver pulito le tombe, apparecchia sulle lapidi e banchetta festosamente in memoria dei propri cari. L’enorme schieramento di polizia sulle strade rende anche ragione dell’abbondante uso di alcolici che viene fatto prima di rientrare a casa. La missione continuerà nei prossimi mesi con nuove équipes (a maggio andranno diversi giovani) fino all’estate, quando verranno animati i Centri estivi per i bambini moldavi. Intanto, una delegazione di quanti abbiamo incontrato in questi giorni, sarà ospite alla Convocazione Nazionale del RnS a Rimini: una occasione non solo per rivedersi, ma anche per rinforzare quei vincoli di amicizia spirituale che si stringono in queste occasioni e ringraziare insieme il Signore per quanto ha compiuto e continua a compiere nella vita di ciascuno.
Lorenzo Pasquariello




