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Accanto a Leone XIV con la preghiera, rugiada che cura e rasserena

13 ott
Tempo di lettura: 2 min

di Cristiana Dobner



Coglie sempre di sorpresa constatare che un qualche cosa nel nostro fisico non funzioni.

L’istinto sarebbe di ritenerlo un falso allarme e tentare di evadere il problema.

Quanto meno di tenerlo riservato e gestirlo in proprio, celando tutto.

Papa Leone ha optato per la direttissima: annunciare apertamente la sua realtà.

Esplicito, senza finzioni.

Non è stato un annuncio gioioso, allegro, ma, vista e considerata la sua espressione colta dalle telecamere, certamente innervato di abbandono fiducioso. Ora sta a noi.

Inutili i pensieri che si accavallano… Come andrà? Sarà proprio così semplice?

Utile invece la nostra partecipazione di figli che guardano al Padre e si dicono: noi non lo lasciamo da solo, gli stiamo vicino.

Alzare lo sguardo al Padre che è nei cieli con l’implorazione, silente e vigile, del nostro cuore significa far scendere su Leone la rugiada che cura, rasserena, guarisce.

Augurargli quella pace e quella distensione che agevolano la guarigione, che fanno percepire come le mani dei chirurghi, abili ed esperti, siano, nel tempo e nella storia, espressione delle mani del Creatore che guarisce e consola.

La Liturgia delle ore che scandisce il nostro vivere con la Chiesa e nella Chiesa ha sempre presenti tutti i malati, tutti i bisognosi di attenzione, tutti coloro che cercano Dio e non lo trovano o lo negano.

La nostra preghiera liturgica conosce un aspetto che la rende maestosa e luminosa: è dono che scende a noi dall’alto: tutti i viventi nel Vivente, nell’amore trinitario, inneggiano, lodano e intercedono.

Leone non vorrebbe che tutti i viventi si riversassero solo su di lui, ma certamente vuole che tutti i pellegrini sulla terra insieme si sentano scortati e aiutati a volgere lo sguardo al Padre misericordioso.

Uniti tutti insieme: noi nella storia, i nostri viventi nella Luce del Volto dell’Altissimo, intercedenti e fiduciosi.



Cristiana Dobner, teologa e carmelitana scalza

Nata a Trieste nel 1946, Cristiana Dobner è una monaca carmelitana scalza, teologa, saggista e traduttrice. Dopo gli studi in Lettere e Filosofia e in lingue moderne all’Università di Trieste, ha approfondito la propria formazione con studi in teologia orientale, teologia ecumenica e all’Università di Barcellona. Vive nel monastero di Santa Maria del Monte Carmelo a Concenedo di Barzio, in provincia di Lecco.

La sua attività di ricerca si concentra sulla spiritualità carmelitana, sulla mistica e sul dialogo tra tradizione cristiana e pensiero contemporaneo. Ha dedicato numerosi studi a Edith Stein, Teresa d’Avila e Giovanni della Croce, ma anche a figure come Etty Hillesum e Carlo Maria Martini. Autrice di numerosi volumi, collabora con «L’Osservatore Romano», l’agenzia SIR e altre testate. Nel 2014 ha ricevuto l’International Martini Award. Tra le pubblicazioni del 2026 figurano Edith Stein: una vita eucaristica e Nel fuoco della parola. Questo testo è stato scritto per l'Agenzia SIR.

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