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Quello che resta: gli acquerelli di Roberta

9 ott
Tempo di lettura: 3 min

PUBBLIREDAZIONALE


Don Andrea Gaino - Diocesi di Verona:

Accompagnare chi non può più dare nulla, e scoprire che dona ancora

Nello studio di don Andrea Gaino ci sono alcuni acquerelli appesi al muro. Sono di Roberta,

una donna a cui la malattia aveva tolto entrambe le gambe ma non la mano ferma sul

pennello. «Era il suo modo di sentire che poteva ancora essere utile, donare qualcosa»

racconta don Andrea, cappellano da dieci anni nel reparto di ematologia del Policlinico di

Borgo Roma e, da due anni, presidente della Pia Opera Ciccarelli, che gestisce residenze

per anziani e persone con disabilità.

L'ha conosciuta in una delle residenze della Pia Opera. Una signora elegante anche nella

fragilità, che passava le giornate a dipingere mentre il corpo le veniva sottratto. Poi si è

aggravata ed è finita in ospedale, nello stesso reparto dove lui lavora da un decennio. L'ha

seguita anche lì, fino alla fine. «Gli occhi vivaci si sono fatti più interroganti» dice. Non aveva

altro da offrirle se non parole semplici e restare, anche quando ormai non c'era più molto da

dirsi.

Questa attenzione non nasce dai libri di teologia, per quanto sia la materia di sempre di don

Andrea: prima di occuparsi di anziani e malati ha insegnato Teologia morale negli istituti

teologici di Verona, cosa che continua a fare tuttora. Ma quando gli si chiede da dove venga

questa sensibilità, racconta un'altra cosa. Insieme alle sorelle ha accudito i genitori fino alla

fine, in casa, mentre le forze venivano meno giorno dopo giorno. Il padre è morto a 98 anni,

la madre a 97. È lì, dice, che ha imparato certe cose sulla cura che nessuno studio insegna.

In corsia incontra malati oncologici che restano ricoverati anche per mesi, di ogni tipo, non

solo chi frequenta le comunità cristiane. «Dove si percepisce disponibilità e nessuna forma

di giudizio, si apre sempre lo spazio per l'incontro» dice. Alla Pia Opera Ciccarelli invece il

suo ruolo cambia parecchio: non solo visite e ascolto, ma anche far quadrare undici

residenze, tra personale e bilanci. Sono due lavori diversi, quasi due vite parallele.

Nelle residenze, dice, la paura più comune non è la malattia in sé, è sentirsi di peso. Lo ha

imparato osservando chi ci lavora ogni giorno, gli operatori, gli infermieri, gli educatori.

Quello che cerca di fare, insieme a loro, è far capire a ogni ospite che il suo valore non

dipende da quanto riesce ancora a fare con le proprie mani. Anche le famiglie vivono un

equilibrio delicato: non devono sentirsi sollevate dalla cura, né schiacciate dal senso di colpa

per aver portato un genitore altrove.

Il suo lavoro, in fondo, è fatto soprattutto di tempo. «Chi vive una situazione di svantaggio

ha una particolare sensibilità nel percepire quando la vicinanza è sincera» osserva don

Andrea. Per questo il tempo che dedica alle persone non può essere un dovere travestito

da gentilezza: «se lo fosse - dice - si sentirebbe subito». Tra i ragazzi che ha seguito fino

alla fine in questi anni, quello che gli costa di più tornare a raccontare è Mattia, morto prima

di poter sostenere l'esame di maturità. «Non sono riuscito a portare la serenità di cui avrebbe avuto bisogno» dice, senza cercare scuse.

C'è una cosa che ripete spesso, parlando di chi incontra ogni giorno: «nessuna relazione va

in una direzione sola, anche quando le forze in campo non sono uguali». Lo dice pensando

a Roberta, che ha continuato a dare anche quando le mani non reggevano più il pennello. I

suoi acquerelli restano appesi nel suo studio: è lì, ogni giorno che li guarda, che quella

reciprocità continua. È una reciprocità che si può alimentare anche da fuori, con un gesto

minimo quanto quello di un'offerta. Contribuire al sostentamento dei sacerdoti attraverso le

offerte deducibili all’Istituto Centrale per il Sostentamento del Clero significa permettere a

chi, come don Andrea, ha scelto di restare accanto a chi soffre di continuare a farlo.


Luca Iacovone

Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica

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