Un nuovo sacerdote per la Diocesi di Aosta: don Simone Garavaglia
Aggiornamento: 26 lug
«La nostra Chiesa risponde con gioia all’invito del Profeta: Rallegrati, Gerusalemme,
e voi tutti che l’amate radunatevi. Sfavillate di gioia con essa! Ci rallegriamo per questa Chiesa che amiamo e ci riuniamo per accompagnare all’altare Simone e vivere questo
momento di grazia». Domenica 15 marzo, a sei anni dall’ultima ordinazione (don Alessandro Valerioti il 7 settembre 2020), mons. Franco Lovignana ha espresso tutta la sua gioia
accogliendo i tanti fedeli che domenica scorsa, dalle 15 alle 17, in Cattedrale, hanno partecipato all’ordinazione presbiterale di Simone Garavaglia. Una festa che però «non cancella la drammaticità di un tempo insanguinato da troppe guerre, che fanno soffrire popoli e famiglie in numero sempre crescente. Per loro eleviamo ancora la nostra supplica al Principe della pace». Il Vescovo ha accolto i genitori, i familiari e gli amici di Simone, il Vescovo emerito mons. Giuseppe Anfossi, mons. Riccardo Battocchio, Vescovo di Vittorio Veneto, già Rettore dell’Almo Collegio Capranica, dove Simone si è formato durante i tre anni di studi a Roma, il parroco, don Maurizio Pellizzari, e i parrocchiani di Challand-Saint-Anselme, don Tonio, parroco del Santo Volto di Gesù a Roma, don Andrea, parroco di San Giorgio a Cuggiono con don Angelo Sgobbi, e i davvero tanti sacerdoti, diaconi, consacrati e fedeli della diocesi che hanno raggiunto la Chiesa madre per questo evento festoso.
Si è trattato, come sempre, di una celebrazione simbolicamente ricca, dalla presentazione
dell’ordinando al Vescovo da parte del Vicario generale don Fabio Brédy, agli impegni manifestati davanti al Popolo di Dio di voler esercitare il ministero sacerdotale per
tutta la vita, alla Promessa di obbedienza al Vescovo, fino alle litanie dei santi
durante le quali gli ordinandi si prostrano a terra in segno di umiltà e di consegna totale della propria vita a Dio. Dopodiché si giunge all’ordinazione vera e propria con l’imposizione
delle mani sul capo del candidato da parte del Vescovo e di tutto il presbiterio e la recita della preghiera consacratoria. Con, alle 16,19, un applauso gioioso di tutta l’assemblea a
sottolineare l’evento. Il rito si è concluso con la vestizione degli abiti sacerdotali portati affidata a un emozionato don Pellizzari, l’unzione crismale, la consegna del Pane e del Vino e l’abbraccio di Pace di tutto il presbiterio e, infine, all’altare per concelebrare per la prima volta l’Eucaristia.
In precedenza all’omelia il Vescovo si è rivolto a Simone sottolineando come il futuro presbitero sia al centro dell’azione, ma non sia il destinatario ultimo del dono. «Quanto Simone riceve - ha spiegato mons. Lovignana - non è per lui ma per la Chiesa
che è chiamato a servire con dedizione, amore e umiltà. La Parola ascoltata ci aiuta a entrare con fede in quanto stiamo vivendo». Ripercorrendo la liturgia della Parola il Vescovo
è partito dall’unzione di Davide e precisamente dalle parole rivolte da Dio a Samuele: Non guardare al suo aspetto... non conta quel che vede l’uomo... l’uomo vede l’apparenza,
ma il Signore vede il cuore. «Dio - ha commentato mons. Lovignana - invita il profeta a non lasciarsi guidare da logiche mondane. Ciò che conta è la scelta divina e l’azione dello Spirito
di Dio. Noi crediamo che mediante l’Ordinazione ogni sacerdote - oggi Simone - viene configurato nel più profondo del suo essere a Gesù capo e pastore della Chiesa. Per questo è chiamato a renderlo presente non solo con l’insegnamento e le azioni liturgiche, ma anche con la sua persona e la sua vita, nonostante le fragilità della natura umana e della storia personale». Il Vescovo ha invitato a non dimenticare «lo dico a me, ai sacerdoti e, in particolare, a te Simone, che la conformazione a Cristo ha le sue radici nell’Ultima Cena
dove nasce il sacerdozio ministeriale. Essa rinvia alla lavanda dei piedi con la quale Gesù anticipa e spiega il suo sacrificio sulla Croce, il momento più alto della sua azione sacerdotale. Le parole del Maestro e Signore: Vi ho dato un esempio... perché anche voi facciate come io ho fatto a voi (Gv 13, 15) valgono per tutti i discepoli, ma hanno un significato particolare per noi. Il sacramento dell’Ordine ci dà la forma di Gesù che guarda ai discepoli non dall’alto, ma dal basso verso l’alto, Lui che umiliò sé stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce (Fil 2, 8). Siamo uniti sacramentalmente al suo mistero di spogliazione, di abbassamento, di servizio. Il nostro stile di vita, la nostra presenza in mezzo alla gente e le relazioni pastorali con le persone che il Signore ci affida devono esprimere questo abbassamento e servizio. Caro Simone, il dono dell’ordinazione non è qualcosa che si aggiunge, ma qualcosa che spoglia radicalmente la tua umanità per renderla trasparente a Cristo Signore. Se vuoi rimanere veramente nella relazione con Gesù devi accogliere e fare tuo il suo amore, donando la vita come Lui». Una spogliazione non facile che prende la forma dell’umiltà, ma anche dell’umiliazione; del coraggio di dire la verità del Vangelo, ma anche di tacere quando, per il bene altrui, è meglio non reagire; del voler bene anche quando non siamo capiti, riconosciuti e rispettati. «Per questo motivo - ha proseguito mons. Lovignana - consegno a te, Simone, in particolare, le parole del Salmo: Il Signore è il mio pastore... Mi guida per il giusto cammino... Anche se vado per una valle oscura, non temo alcun male, perché tu sei con me. San Paolo esorta: Fratelli, un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore. Comportatevi perciò come figli della luce. La luce è Gesù, la luce vera, quella che illumina ogni uomo (Gv 1, 9). Fin dai primi tempi della Chiesa il miracolo con il quale Gesù dona la vista al cieco nato viene letto in riferimento al Battesimo, chiamato appunto anche Illuminazione. Al credente si apre la possibilità di partecipare alla conoscenza che Dio stesso ha di Sé e di noi, della nostra vita e della nostra storia. In quest’opera di illuminazione si inserisce il ministero di predicare e di insegnare affidato al presbitero e che egli compie in comunione e collaborazione con il Vescovo, successore degli Apostoli».
Nel concludere l’omelia il Vescovo ha preso spunto dal Pontificale Romano di Ordinazione di un presbitero. «Caro Simone, questo ministero non si esaurisce con la parola, ha bisogno
del supporto della tua vita: “Esercitando il ministero della sacra dottrina sarai partecipe della missione di Cristo, unico maestro. Dispensa a tutti quella parola di Dio, che tu stesso hai
ricevuto con gioia. Leggi e medita assiduamente la parola del Signore per credere ciò che hai letto, insegnare ciò che hai appreso nella fede, vivere ciò che hai insegnato”. Il gesto di
Gesù, che pone sugli occhi del cieco un po’ di fango realizzato con la polvere del suolo e la sua saliva, rimanda ai Sacramenti della Chiesa nei quali si attua oggi la potenza salvifica
di Cristo. La comunità celebra i Sacramenti sotto la presidenza del presbitero chiamato a rendere presente Gesù. Anche qui, caro Simone, cari fratelli presbiteri, non dimentichiamo
mai di essere i primi fruitori della grazia di Dio. Siamo degni dispensatori dei misteri divini soltanto se viviamo di essi e in particolare dell’Eucaristia e del Perdono dei peccati.
Caro Simone, esprimo con le parole della Liturgia l’augurio che porto nella preghiera per te: “Riconosci... ciò che fai, imita ciò che celebri, perché partecipando al mistero della morte e risurrezione del Signore, tu porti la morte di Cristo nelle tue membra e cammini con lui in novità di vita”».




