Cambiamenti climatici
Il tartufo bianco minacciato dai cambiamenti climatici di Luca Distasi

Il riscaldamento globale sta mettendo a repentaglio uno dei prodotti più preziosi della gastronomia italiana: il tartufo, in particolare nella sua variante bianca. Siccità, temperature
record e piogge irregolari alterano gli equilibri ambientali dei boschi, compromettendo soprattutto lo sviluppo dei tartufi più pregiati. Le conseguenze riguardano non soltanto raccolti più scarsi e prezzi elevati, bensì anche la biodiversità e una tradizione secolare. Il tartufo si configura come una sorta di fungo sotterraneo che vive in simbiosi con le radici di alberi quali querce, pioppi, salici e noccioli. La sua crescita dipende da condizioni ambientali delicate: umidità del terreno e andamento delle precipitazioni. Quando il suolo diventa troppo
caldo e arido in estate, il micelio, la struttura sotterranea da cui si sviluppano i tartufi, può risentirne, riducendo successivamente la produzione autunnale. Uno studio scientifico
pubblicato nel 2026, dedicato al tartufo bianco nell’area di San Miniato, in Toscana, conferma l’importanza dell’acqua nel suolo: la scarsità di piogge durante la stagione calda
può compromettere lo sviluppo del fungo. Particolarmente vulnerabile appare il “Tuber magnatum Pico”, il celebre tartufo bianco pregiato simbolo delle Langhe e di altri territori
italiani. Nell’autunno 2025, secondo una ricerca scientifica, i prezzi all’ingrosso hanno raggiunto valori compresi tra 2.200 e 4.600 euro al chilogrammo, variabili in base a qualità,
dimensioni e disponibilità. Anche la geografia del tartufo potrebbe lentamente cambiare. Un altro studio del 2025, stavolta condotto sui tartufi neri europei, prevede una riduzione
degli habitat climaticamente favorevoli nell’Europa meridionale, con le condizioni più adatte che migrerebbero progressivamente verso nord. Alcune aree storicamente produttive
potrebbero quindi perdere parte della loro vocazione, con ripercussioni su cercatori, aziende e ristorazione.



