Centro Numismatico Valdostano: quando alla data è stata data la sua importanza
di Masiero Alessandro (membro del Centro Numismatico Valdostano)
Il gioco di parole del titolo vuole definire come la fine del Medioevo in Europa in campo numismatico vede la comparsa sulle monete, ma anche su alcuni gettoni monetali non espressamente dedicati alla circolazione, della data - o meno comunemente “millesimo”- di emissione in era cristiana in cifre arabe, così come la conosciamo tutti, impressa anche sugli Euro coniati fino ad oggi. Sin dall’inizio si evidenzia il suo importante ruolo all’interno delle iscrizioni e delle titolature regali assumendone lo stesso rilievo e dimensioni, se non addirittura in certi casi, maggior risalto quando veniva posta al centro del campo, come sui primi grossi talleri d’argento tedeschi. Oggigiorno, specialmente sugli Euro di questi ultimi anni, essa è ormai relegata in secondo piano e sempre più piccola, costringendo la maggior parte delle persone a dotarsi di strumenti d’ingrandimento.
Le origini esatte di questa importante innovazione in campo monetale, secondo le più recenti scoperte, risale al 1424 ed ha avuto origine in area tedesca, nel cantone svizzero di San Gallo.
Le motivazioni di questa introduzione sembrano essere sin dall’origine, di carattere giuridico-economico: certificare e controllare il numero delle emissioni di una determinata moneta in quell’anno, riferito anche ad un determinato volume di metallo più o meno nobile impiegato. Altre ipotesi potrebbero riguardare il controllo delle falsificazioni ed a seconda dell'anno di conio, le zecche potevano adottare variazioni nelle legende e nelle immagini. Se soltanto uno di queste modifiche non corrispondeva all'anno di quella coniazione in particolare, allora poteva trattarsi plausibilmente una moneta falsa. Infine, possiamo anche supporre, che la data potesse servire come conteggio degli anni di regno di un determinato sovrano o autorità emittente.
Fin qui, la faccenda sembra essere piuttosto semplice, tuttavia in Numismatica anche una corretta lettura della data, oltre che dell’epigrafia abbinate alle raffigurazioni, bisogna in un certo senso sudarsela.
Difatti, le cifre che conosciamo oggi, sono in parte ben diverse da quelle che si scrivevano nel XV e all’inizio del XVI secolo e questo aspetto comporta non poche difficoltà ed errori grossolani anche di secoli, nella lettura di coloro, numismatici inclusi, che non conoscono queste antiche cifre o che non sono in possesso della bibliografia numismatica specializzata.
Come piccola breve guida, riporto di seguito una tabella di confronto delle cifre dell’epoca, paragonate alle attuali.

(N.B.: i numeri europei del XIII sec. numismaticamente parlando, corrispondono ancora a quelli del XV secolo).

Si noti come, ad una lettura profana, i due 4 possano essere scambiati per degli 8 e il 7 per un 1.

In questo caso il 5 può essere scambiato per un 7 e il cerchietto difficilmente per uno 0, così come la Z per un 2. Quindi il tutto può essere letto in un erroneo ed improbabile 17°Z.


In quest’ultimo caso il 5 si può interpretare facilmente in un 7, portando ad una possibile erronea lettura in 1710, ma una mente che è a conoscenza degli stili delle lettere delle varie epoche, si rende subito conto che lo stile gotico delle legende non si accompagna con una data del periodo barocco.



