Cerimoniale e Galateo, l'arte del comunicare: il saluto e la buona educazione
di Anna Fosson, Accademia del Cerimoniale Protocol Academy
“Assistiamo basiti ad atteggiamenti stonati rispetto alle buone regole dell'etica e del galateo istituzionale, amplificati dai media fino quasi a farli diventare modelli e esempi, ma pessimi, che vengono poi emulati senza ritegno, come se le istituzioni fossero una zona franca della legalità e dell'etica, dove maleducazione, slealtà e prevaricazione sono divenute prassi», ha detto il Cons. Massimo Sgrelli, Direttore dell’Accademia del Cerimoniale Protocol Academy, ricordando che «la forma è ancora un fermo caposaldo determinante della sostanza. In tutti i Paesi civili le buone prassi a livello istituzionale sono inossidabili certezze di democrazia e di efficienza”.
Ecco perché riesco ancora a scandalizzarmi quando mi raccontano di grandi capi che entrano in una riunione e non salutano, parlano dieci minuti compiacendosi dei risultati ottenuti (ovviamente i loro, non di chi ascolta) e, ultimato il discorso pieno di prosopopea e di parolacce, abbandonano la sala senza salutare. Ma in che mondo viviamo? Un saluto accompagnato da un cenno di sorriso – e a maggior ragione da parte di chi riveste un ruolo nella società – non dovrebbe essere negato a nessuno.
Il saluto va infatti oltre la cortesia quotidiana: diventa il primo atto di riconoscimento dell'altro, carico di valore emotivo. Può segnare un incontro decisivo, un addio definitivo, un passaggio da una condizione a un’altra. Il saluto è un segnale che inviamo per dire: "Ti vedo, ti riconosco, ti rispetto".
In Italia il saluto non è universale; cambia a seconda del momento della giornata, del grado di confidenza e del contesto sociale. Quando il rapporto è formale, si utilizzano espressioni come “buongiorno” e “buonasera”. “Buongiorno” si usa generalmente nelle ore mattutine e nel primo pomeriggio, mentre “buonasera” viene utilizzato (dalle 16 in poi). Il “Buon pomeriggio” è poco utilizzato in Italia e risente dell’influenza anglosassone. Questi saluti sono adatti in contesti professionali, con persone che non si conoscono bene o quando si vuole mantenere un certo livello di cortesia.
Anche altre lingue hanno una propria formula di saluto, spesso legata al momento della giornata, come da noi. In Francia si dice “Bonjour”, mentre la sera si usa “Bonsoir”; in Inghilterra e nei paesi anglofoni si usa “Good morning” al mattino e “Good evening” la sera. Sono espressioni formali, ma molto comuni, utilizzate sia nella vita quotidiana sia in contesti di lavoro; in Spagna si utilizza “Buenos días” per il mattino e “Buenas tardes” o “Buenas noches” nel resto della giornata, con una distinzione più precisa tra pomeriggio e sera. In Germania “Guten Morgen” è usato la mattina presto, mentre “Guten Tag” è il saluto più comune, usato a partire dalle 12, durante tutto il giorno. “Guten Abend” viene usato a partire dal tardo pomeriggio. Saluti regionali sono “Servus”, usato sia per dire sia ciao che arrivederci, nel Sud (Baviera), Grüß Gott (saluta Dio) saluto formale della Baviera e nel sud).
Il termine "Ciao", probabilmente la parola italiana più conosciuta al mondo, deriva dal veneziano “sciao”, a sua volta legato all’espressione “s-ciavo vostro” che significa “servo vostro”, usato come formula di cortesia reverenziale. Con il tempo, il significato originario si è perso e la parola si è trasformata in un semplice saluto amichevole.

Oggi è un saluto informale sia nel momento dell’incontro che nel congedo. Ma ha una regola ferrea: richiede confidenza. Usare "Ciao" con un superiore, un professore o una persona anziana che non conosciamo può essere percepito come un'invasione di campo, una mancanza di rispetto, sensazione che si prova quando non più propriamente giovani si entra in un negozio e si è accolti con un “Ciao”. Il "Ciao" si regala infatti agli amici, ai famigliari e ai bambini.
Spesso, nel dubbio tra il formale "Buongiorno" e l'informale "Ciao", molte persone scivolano sul "Salve". Sebbene derivi dal latino salvus (stai in salute), nell'italiano moderno è considerato un saluto pigro, quasi un tentativo di evitare di prendere una posizione. È meglio evitarlo perché è asettico: non riconosce il momento della giornata; è ambiguo. Cerca di essere educato senza però impegnarsi nel dare del "Lei" o nel mostrare vera deferenza. Infine: manca di calore e risulta spesso burocratico o frettoloso.
Scegliere di non dire "Salve" significa sforzarsi di guardare l'orologio e l'interlocutore, decidendo consapevolmente come porsi nei suoi confronti.
“Buona giornata” e “Buona serata”, come ben dice Tiziana Busato esperta in Business etiquette, non sono saluti, ma auguri e, come tali, andrebbero usati in modi e contesti differenti. Si possono rivolgere a persone con cui si è in confidenza, ma non in contesti istituzionali.

Infine, esistono anche usi regionali e tradizionali dei saluti, che possono variare a seconda delle zone d’Italia. In alcuni contesti, ad esempio in ambienti montani o più tradizionali come da noi, si possono incontrare forme di saluto diverse o più legate alla cultura e alla tradizione locale.
Salutare chi si incontra lungo un sentiero, anche se sconosciuto, è considerato un gesto di buona educazione, rispetto e solidarietà tra amanti della natura. In questo ambito, il “Salve” diventa espressione augurale “salute a te” e, quindi, assolutamente accettabile.
In conclusione, salutare bene è un esercizio di empatia. Scegliere la parola giusta non è solo una questione di etichetta, ma di civiltà.

In un mondo sempre più veloce e digitale, prendersi il tempo di dire un "Buongiorno" guardando negli occhi qualcuno è un atto rivoluzionario che ci rende più umani. E, soprattutto, più educati!



