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Don Alessandro Botalla è il nuovo Direttore del Don Bosco di Châtillon

25 set
Tempo di lettura: 3 min

Don Alessandro Botalla, salesiano, 46 anni, è il nuovo Direttore dell’Istituto don Bosco di Châtillon. Nato in Valle d’Aosta, mancava dalla regione dall’età di 21 anni. E ora il ritorno con un incarico che lui definisce nella nostra intervista inaspettato.



Don Alessandro Botalla
Don Alessandro Botalla

Don Botalla ci racconti del suo percorso prima di questo importante incarico?

La mia vita salesiana mi ha portato a vivere diverse esperienze in diverse case salesiane, in diverse zone del Piemonte. Sono stato in case in cui mi sono occupato di oratorio, convitto, catechesi, servizio alle parrocchie, però c’è sempre stato nella mia vita salesiana una sorta di filo rosso, cioè l’impegno nel mondo della scuola: medie, superiori, scuole superiori con Istituto tecnico o liceo e formazione professionale. Prima di arrivare qui a Châtillon ero nella casa salesiana di San Benigno, dove gran parte del mio impegno era proprio nel CFP, in un grande centro di formazione professionale.


Come ha accolto questo nuovo servizio?

Con sorpresa, nel senso che dopo sei anni in una casa salesiana era ipotizzabile che negli anni a venire potesse esserci un cambio. Non mi aspettavo però di ricevere un’obbedienza come direttore di una comunità e di un’opera.


E pure un ritorno in Valle d’Aosta...

Sono arrivato il 24 agosto, e ho fatto il conto che erano 25 anni che non tornavo in maniera

stabile in Valle d’Aosta.


Come vive questo ritorno?

In maniera un po’ particolare. Diventa anche difficile descriverlo. Uno ritorna come direttore di una comunità, direttore di un’opera, quindi è chiamato, come dicono le nostre costituzioni, a essere fratello, amico, padre e guida spirituale delle persone che accompagna, quindi con un compito diverso, una responsabilità molto diversa da chi aveva vissuto fondamentalmente la Valle d’Aosta come ragazzo fino intorno ai 20-21 anni. Si torna con una maturità, con una consapevolezza, con tante esperienze accumulate e questo permette anche di vedere con un altro sguardo la realtà valdostana, di rileggerla con una prospettiva

diversa, alla luce di quanto accumulato in questi anni.


Un passo indietro. Il suo cammino vocazionale. Lei lo ha vissuto tutto nei salesiani...

Sì. Ho iniziato a fare le prime esperienze di comunità stabili intorno al 2005-2006, poi le tappe più ufficiali formative e sono entrato in Noviziato nel 2008.


Come sta affrontando questi primi giorni?

In maniera intensa e anche un po’ sorpresa, nel senso che si scoprono persone, si scoprono situazioni, si scoprono modi di fare, pian piano si scopre un po’ la realtà del Don Bosco di Châtillon che non conoscevo. Sapevo dell’esistenza, adesso sto iniziando a conoscerlo dal di dentro, in maniera intensa, soprattutto le prime settimane, perché appunto, essendo già iniziata la scuola, avviate le attività, ho avuto un impatto molto forte. Sto trovando davvero tanti collaboratori molto validi e competenti che condividono il carisma salesiano.


Qualche progetto da sviluppare o è ancora troppo presto?

Lo sguardo al futuro è sicuramente la ricchezza del carisma salesiano che è chiamato

a rinnovarsi sempre incarnandosi nelle realtà in cui si vive, rispondendo all’oggi

della storia e quest’anno la congregazione salesiana celebra i 150 anni del Trattatello

sul Sistema Preventivo, un po’ il cardine del sistema educativo di Don Bosco, codificato

e scritto nel 1877. Dopo un’esperienza educativospirituale vissuta, Don Bosco ha avvertito la necessità di mettere per iscritto qualcosa che rimanga e lui l’ha sviluppato in maniera molto essenziale perché non era un teorico. C’è la ricchezza di questa tradizione carismatica

che va rinnovata e fecondata nell’oggi della storia, occorre anche lasciare che l’oggi della storia sia fecondato da questa ricchezza carismatica. La prima cosa, pensando a questa

domanda, che mi dico e dico, è che è ancora troppo presto, perché i progetti non nascono

mai a tavolino, non c’è un pronto all’uso da applicare, perché non è una questione tecnica, ma appunto è una questione carismatica che tiene insieme la presenza dello spirito, tiene insieme le persone, tiene insieme le storie, tiene insieme la comunità, tiene insieme le relazioni, quindi un progetto che è capace di orientare il pensiero e l’agire si costruisce man mano con gli occhi aperti sull’oggi, con il cuore aperto alla presenza dello spirito, certo, e con delle indicazioni, delle visioni, degli sguardi, degli orientamenti che sono quelli che è chiamata ad assumere ogni realtà salesiana nel mondo.

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