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Il Vangelo della Domenica

8 ago
Tempo di lettura: 3 min

La barca di don Alessandro Valerioti

 


Dopo aver ricevuto il pane offerto da Gesù nella moltiplicazione dei pani e dei pesci, i discepoli ricevono l'indicazione di mettersi subito in movimento, di rientrare a casa a Cafarnao; ma siccome sta calendo la notte e la strada a piedi sarebbe troppo lunga, decidono per accorciare il viaggio di attraversare il mare in barca. Gesù, invece, salutata la folla, decide di salire sul Monte per pregare da solo. Intanto la barca con i discepoli, che dovrebbe fare una rotta veloce e snella, si trova bloccata nel mare a causa di una forte tempesta e del vento contrario. Ecco il quadro generale in cui si muove questa pagina del Vangelo. Matteo non ci vuole semplicemente trasmettere la notizia dalla tempesta sedata, ma ci vuole aiutare a comprendere qualcosa di più di Gesù. Venuta la sera, Gesù ordina ai suoi discepoli di entrare nella barca e di dirigersi verso l'altra riva. Si coglie la sottigliezza del fatto che i discepoli vorrebbero rimanere in realtà accanto al loro maestro. Dopo essere stati sfamati dal pane e dalla Parola hanno però le forze necessarie per compiere la traversata del mare. La venuta della sera indica con un'immagine simbolica la conclusione della giornata di Gesù, ma anche la fine della sua vita: il momento in cui egli sale sul Monte da solo è il tempo in cui si allontana dalla folla per entrare in modo definitivo nel mondo di Dio. Così i discepoli si trovano da soli nell'oscurità. Il buio porta con sé l'immagine del dubbio e dello sgomento che sono capaci di penetrare nel cuore di chi crede. Anche chi sembra avere una fede salda e compatta vive l'esperienza personale del silenzio con Dio e si domanda se le sue scelte, i suoi sforzi, la sua dedizione abbiano un senso. Il vento contrario porta con sé l'immagine della burrasca che squassa le imbarcazioni trascinandole negli abissi: è la mentalità di questo mondo opposta a quella di Cristo. Le acque sono un'immagine che ricorda la morte, quando sono agitate evocano sempre un certo sgomento. Per esempio, quando Mosè si era trovato davanti al mare, gli Israeliti avevano paura di morire affogati, nonostante il mare fosse diviso e sospinto da un vento favorevole. I discepoli di Gesù si trovano su una barca agitata dalle onde e dal vento, al buio non vedono più la riva, e sono soli perché Gesù è sul Monte. È una situazione drammatica che devono affrontare. La barca della Chiesa è agitata dalle onde e sottoposta alla prova. I discepoli sono provati dalla durezza di questa prova ma possono imparare moltissimo da essa. Ed ecco finalmente verso la fine della notte apparire Gesù che cammina sulle onde del mare. I discepoli immediatamente non lo riconoscono e lo credono un fantasma. Le comunità cristiane al tempo di Matteo sono tormentate da molte prove, angosciate da dubbi e disorientate da troppo sangue. Gesù è sempre accanto ai discepoli tutti i giorni fino alla fine del mondo come ha promesso: una vicinanza che non è fisica ma è spirituale. I discepoli hanno paura, sono spaventati e stupiti al tempo stesso. Non è facile prendere coscienza della presenza del Risorto, solo con gli occhi della fede Egli può essere riconosciuto. Pietro forse non lo sa, ma sta facendo le “prove generali” della Risurrezione: è il primo a riconoscere Gesù sulle acque come avverrà al sepolcro vuoto. Gesù attraversa le acque della morte e ora cammina sul mare. Pietro sa di essere chiamato a seguirlo nel dono della sua vita, ma la morte lo spaventa: teme di non farcela e chiede a Gesù che sia Lui a dargli la forza e a comandargli di venire da lui. Pietro, finché tiene gli occhi fissi su Gesù, riesce a camminare con passo saldo e sicuro, ma quando la fede viene meno, cioè quando inizia a dubitare della potenza di Dio e della sua provvidenza, affonda per la paura e viene sommerso e rischia di perdere la vita.

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