Il vangelo della Domenica
Perdonare di don Alessandro Valerioti

La pagina del Vangelo di oggi si apre con una domanda di Pietro rivolta a Gesù: quante volte dovrò perdonare a mio fratello se pecca contro di me? Fino a sette volte? Gesù risponde: non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette. Da questa risposta si comprende che il numero sette indica la totalità e Gesù chiede che quel perdono tenda all'infinito.
Un talento corrisponde a 36 chili d'oro. La parabola di oggi ci presenta un debitore che deve al proprio re un debito pari a 100 talenti d'oro. Una cifra immensa! Questo debito è enorme! Una delle tante immagini per definire il nostro peccato è proprio il debito nei confronti di Dio. Preghiere, sacrifici e opere buone non riescono a colmare questo divario. Solo i farisei erano convinti di avere i conti in ordine con Dio. Il padrone della parabola rappresenta Dio, che è intenerito dalle suppliche del servo e condona tutto il debito. Non c'è peccato che Dio non possa perdonare, non c'è colpa superiore al suo immenso amore. Ci si può domandare: come è possibile che quell'uomo sia riuscito ad accumulare un debito così grande? Ma prima di rispondere a questa domanda entra in scena un altro servo, che deve al primo 100 denari: una somma importante, ma a confronto della prima irrisoria. Il secondo servo si rivolge al primo supplicandolo ed utilizzando le stesse parole che lui ha rivolto al re per ottenere la stessa compassione. Il primo servo invece lo afferra per il collo e comincia a strozzarlo dicendo: rendimi ciò che devi! Il messaggio della parabola è chiaro: due uomini, due debiti, ma due modi di agire contrastanti tra loro. La sproporzione è il cardine su cui gira il senso di questa parabola: da un lato, il comportamento di Dio che perdona sempre, dall’altro il comportamento del servo che pretende la restituzione fino all'ultimo spicciolo. L'immagine del soffocamento dona i giusti colori per descrivere la situazione di chi vive nello sbaglio. Il creditore tiene in mano il debitore togliendogli respiro e vita. Gesù non vuole evidenziare la distanza tra i torti subiti, ma è più interessato a mettere in luce la distanza che esiste fra il cuore di Dio e il cuore dell'uomo. Il peccato non è un semplice errore. Il peccato è la rottura del rapporto di alleanza e di legame sponsale che lega l'uomo a Dio. Nella preghiera del Padre Nostro noi cristiani chiediamo al Padre di condonare il nostro debito, cioè le colpe che abbiamo già commesso, ma anche le colpe che verranno nel nostro futuro. Ma allora che cosa si aspetta Dio da noi? La sua stessa compassione ci chiede di non tenere il fratello nella schiavitù del suo passato, di non togliergli il respiro mentre tenta di risalire dal fango del peccato. Dio ci chiede di aiutare il nostro fratello per poterlo salvare settanta volte sette, rinunciando a qualsiasi rivalsa nei suoi confronti. L'ultima scena di questa parabola ci ricorda che la durezza del cuore genererà lo stesso destino a coloro che non perdoneranno di cuore al fratello. L'evangelista Matteo non descrive ciò che Dio farà alla fine dei tempi in un futuro lontano e nebuloso, ma ci presenta ciò che Dio chiede ad ognuno di noi di fare oggi nel nostro presente.



