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Il Vangelo della Domenica

5 set
Tempo di lettura: 2 min

Espressione di una comunità viva di don Alessandro Valerioti



Il Vangelo non è mai pagina morta, ma sempre espressione di una comunità cristiana viva. Il capitolo 18 di Matteo ci parla dei rapporti tra i membri della comunità cristiana che muove i primi passi: chi deve essere considerato il primo? come evitare gli scandali? quale atteggiamento di fronte a chi si allontana dalla fede? come coltivare le relazioni personali e l'armonia? quante volte perdonare a chi ci ha fatto un torto? Gesù dona delle indicazioni per recuperare chi ha sbagliato e chi si è smarrito. L'obiettivo appare chiaro: riportare alla vita chi sta facendo scelte di morte. Ecco il ruolo della Chiesa, ecco il ruolo dei cristiani. La legge dell'amore chiede di impegnarsi per ricondurre il fratello sulla via retta. Ci invita a essere veri tra di noi, ma la verità non può essere un valore assoluto, è l'amore il punto di riferimento imprescindibile. La verità può opporsi all'amore, si può addirittura correre il rischio di smantellare l'amore per difendere il principio della verità. La verità deve essere esclusivamente al servizio dell'amore. Se diventa diabolica, è menzogna e uccide. Gesù suggerisce tre tappe per aiutare il fratello che rischia di perdersi nell'abisso dell’errore e della morte. In primis si deve parlare personalmente al fratello da uomo a uomo, faccia a faccia, mantenendo il segreto per evitare la diffamazione. È un primo tentativo delicato, è difficile trovare le parole giuste e si può sbagliare. Basta un accenno fuori posto e tutto è finito. Ma possiamo vestire i panni del fratello ferito, tentare di immedesimarci nella sua situazione e cercare di cogliere i desideri del suo cuore. Se questo tentativo non dà frutti allora ecco il secondo passo: si può chiedere aiuto a più fratelli che siano sensibili e saggi, amici che si curano degli altri, che vogliono il loro bene e che sono pronti a testimoniare davanti ai fratelli per redimere e non per condannare. L'ultima soluzione è il ricorso alla comunità, ma questo è un caso estremo in cui il peccato rischia di turbare tutti i fratelli, specialmente i più piccoli e i più deboli. Se neanche così il colpevole riesce a risollevarsi, allora deve essere considerato come un pagano è un pubblicano. Gesù conferisce alla sua Chiesa il potere di legare e di sciogliere. La Chiesa riceve questa grande responsabilità ed è chiamata a dichiarare in modo autentico quali pensieri, quali sentimenti, quali azioni e quali scelte sono conformi al Vangelo e quali invece si allontanano da Cristo. La Chiesa non scaccia nessuno, non condanna, non punisce mai. Aiuta però a prendere coscienza della condizione in cui ognuno si mette assumendo certe decisioni e ha anche il compito di dichiarare in modo inequivocabile quanti si pongono fuori dalla comunione con Cristo e dalla sua Chiesa. Anche se talvolta sono scelte di grande sofferenza, il gregge non si può disperdere!

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