Il Vangelo della Domenica
Figli di Abramo di don Alessandro Valerioti

La salvezza è destinata a tutti i popoli o è riservata solo ai figli di Abramo? La Chiesa delle origini ha dovuto affrontare questo dilemma. Alcuni sostenevano che il Vangelo dovesse essere annunciato solo ad Israele, partendo dal fatto che Gesù non è mai uscito dai confini della Terra Santa. Altri invece sostenevano che il Vangelo dovesse essere predicato inizialmente agli Israeliti, ma poi anche ai pagani, cioè che tutti dovevano essere ammessi nella sala del banchetto del Regno di Dio. Israele era il primogenito, ma non l'unigenito.
Il Vangelo di oggi si colloca proprio dentro questa diatriba. Gesù si trova nella regione di Tiro e di Sidone e una donna cananea si presenta a lui mettendosi a gridare e chiedendo aiuto per sua figlia tormentata da un demonio. È una donna che appartiene a un popolo nemico e pericoloso, che più volte ha sedotto il cuore di Israele, venerando i Ball, divinità fenicie e siro-cananee della pioggia, del tuono e della fertilità, e adorando Astarte, divinità fenicia e cananea, dea della guerra, della fecondità e dell'amore. Questa donna sfrontata si pone in mezzo, tra i discepoli e Gesù. Continua a gridare e con grande insistenza rivolge la sua preghiera implorando la guarigione di sua figlia. Gesù però non le rivolge nemmeno una parola. I discepoli chiedono di risolvere al più presto questa situazione imbarazzante: Esaudiscila, cioè mandala via! Gesù a questo punto diventa più severo: Non sono stato inviato che alle pecore perdute della casa di Israele. Gesù è venuto per radunare il gregge allo sbando. Gesù è il pastore d’Israele e vuole dare compimento alle profezie su di Lui. La donna cananea comprende, sa di non appartenere al popolo eletto, è cosciente di non avere nessun diritto, tuttavia confida nella benevolenza e nella gratuità delle azioni di Dio. Si getta ai piedi di Gesù e implora: Signore, aiutami! La risposta che ottiene è un'offesa pesante. Solo gli Israeliti sono il gregge, i pagani sono cani. I cani randagi spesso si nutrivano di carogne contaminate e quindi erano costantemente impuri: sbavando e sporcando, rendevano tutto impuro. La donna cananea si rivolge a Gesù con profondo rispetto: per tre volte lo chiama “Signore”, il nome con cui i cristiani professano la fede nel Risorto, e una volta “figlio di Davide” così da riconoscerlo come Messia. Non si può gettare il pane ai cani. Ma la donna con grande coraggio e fede afferma che anche i cani si cibano di briciole.
Donna, davvero grande è la tua fede. Gesù recita la parte dell'israelita integro e puro per mostrare quanto sia insensata e ridicola questa mentalità. L'abile messa in scena di Gesù si rivolge prima di tutto ai discepoli, affinché possano modificare radicalmente il loro modo di fare con gli stranieri. Anche i cani (i pagani) si accostano a Gesù e manifestano una grande fede e possono ottenere anche loro la salvezza. La Chiesa è chiamata ad essere sempre luogo di accoglienza. La cananea, che è un modello di vero credente, sa di non meritare nulla, ma crede in Gesù e nella sua Parola.



