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Il Vangelo della Domenica

29 ago
Tempo di lettura: 3 min

Verso Gerusalemme di don Alessandro Valerioti



Gesù si rende conto di dover correggere la visione controversa dei suoi discepoli.

Egli non vuole che lo seguano coltivando false illusioni; dichiara apertamente che non si sta incamminando verso un trionfo, ma procede spedito verso Gerusalemme dove soffrirà molto, sarà incompreso, ucciso, per poi risuscitare il terzo giorno. I discepoli hanno appreso dalla Scrittura che il Messia non può morire, è stato insegnato loro che al momento della sua venuta i giusti che saranno morti torneranno in vita per prendere parte alla gioia del Regno.

Pietro reagisce a queste parole prendendo in disparte Gesù: sa che è chiamato a donare la vita, ma non è disposto ad accettare il fallimento; crede in Gesù, ma vuole che Gesù non fallisca morendo, vuole che viva per sempre, come i dottori della Legge gli hanno insegnato. Pietro cerca di distogliere Gesù dalla sua decisione. E Gesù gli dà una risposta celebre: "lungi da me Satana, vade retro Satana!". Gesù ovviamente non intende allontanare Pietro, non vuole cacciarlo. Gesù desidera che Pietro ritorni in un cammino retto, a seguire i suoi passi. Pietro non deve tentare di precederlo come chi pretende di indicare la strada. Pietro in questa situazione si muove in una direzione opposta a quella del Signore. Gesù riconosce nella voce di Pietro la voce del diavolo che ha già tentato di persuaderlo nel deserto: il demonio che tenta di sedurre Gesù con il fascino del potere e lo spinge a puntare al dominio, alla conquista e alla violenza. Satana aveva condotto Gesù su un monte altissimo e gli aveva mostrato la completezza dei regni del mondo con la loro gloria e la loro forza, invitandolo a venerarlo e adorarlo per ottenere quel grande potere. Pietro ora sottomette Gesù alla medesima tentazione. Eppure egli era stato scelto da Gesù come pietra viva della Chiesa proprio perché aveva compreso la rivelazione del Padre, perché era stato capace di accogliere questo disegno di salvezza, nella professione della fede in Gesù. Oggi invece diventa la pietra dello scandalo, lasciandosi fuorviare da ragionamenti umani, cercando la gloria, il successo e l'onore.

Gesù rimprovera Pietro e poi si rivolge a tutti i discepoli: il Maestro ha scelto di donare la vita, il discepolo non può essere superiore al Maestro. Gesù esprime la radicalità della scelta di seguirlo con tre imperativi: rinnega te stesso, prendi la croce, seguimi.

Rinnega te stesso, cioè smetti di essere il centro del mondo, non esiste solo il tuo interesse. Il vero discepolo di Gesù è chiamato a rinunciare al tornaconto personale sia materiale sia spirituale: egli non compie il bene per accumulare meriti in cielo o per salire un gradino più in alto nella vita spirituale. Il discepolo agisce con vero amore, con amore gratuito.

Il “prendi la tua croce” non è un invito esclusivamente a sopportare con pazienza le piccole e grandi tribolazioni della vita, ma richiama in modo centrale il significato della croce, segno dell'amore, del dono più totale. Portare dietro a Cristo la propria croce significa seguire il cammino che Egli stesso ha percorso: dare la vita per l'ideale del bene, per la salvezza delle anime. Portare la croce vuol dire affrontare anche la sofferenza, la tribolazione, la persecuzione e la morte, ma rimanere fedeli al Vangelo.

Il terzo imperativo è infine il “seguimi!”, cioè prendi parte con me alla mia scelta, gioca la

tua vita sull'amore per l’umanità, insieme con me.

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