Le firme del Corriere - Secolarizzazione: i consigli di Delbrêl
Sul Corriere della Valle del 25 ottobre 2018 Mons. Giuseppe Anfossi ci ha proposto questa riflessione a partire dalla figura di Madeleine Delbrêl. Ci piace proporla tra i primi contenuti di questo sito.
Quando ho lasciato la diocesi di Aosta dove ero vescovo, ho scelto di trovare casa in una parrocchia di Torino e così sono giunto alla Divina Provvidenza. Ebbene una cosa mi colpisce molto e mette in me in moto una riflessione: mi colpisce molto il livello alto di secolarizzazione che constato avvenuto a Torino. Alla messa della domenica ci sono poche
persone sotto i cinquanta anni, poche famiglie e pochi giovani. Provo a mettermi dalla parte dei cristiani che vanno in chiesa e dei sacerdoti per provare a contrastare questo mondo divenuto non praticante, un po’ agnostico e un po’ praticamente ateo. E’ proporre alle parrocchie di diventare più missionarie. La loro però non è la missione normale perché si tratta di persone che hanno conosciuto la vita cristiana e anche praticato la messa e i sacramenti.

Mi sono imbattuto in una personalità molto particolare, Madeleine Delbrêl, l’ho fatto leggendo due libri che lei ha scritto e un libro su di lei. I libri sono: “Provocazione marxista a
una vocazione per Dio”, Ivry, Jaca Book, Milano, 1975 (originale “Ville marxiste terre de mission”, Les éditions du Cerf, Paris 1970) e “Noi delle strade”, Gribaudi, ristampa, 2016
(originale “Nous autres, gent de rue”, Seuil, Paris 1966). Ancora, Edi Natali, “Una Chiesa di frontiera”, Edizioni Dehoniane, Bologna, 2010.
Madeleine Delbrêl è stata proclamata “serva di Dio” nel 1996 ed è una delle prime assistenti sociali del mondo. Nata nel 1904, si dichiara atea a 17 anni e si converte al cattolicesimo nel 1924 a 20. Professionalmente è una assistente sociale ed esercita la sua professione nel comune di Ivry, una cittadina in grande maggioranza orientata alla professione quotidiana del marxismo, quindi fondamentalmente a maggioranza atea. Ho letto due dei suoi libri, quelli citati, con l’intendimento di cogliere ciò che essa insegna ai credenti di oggi perché siano positivamente presenti e un po’ evangelizzatori oggi. Il suo contesto fondamentalmente marxista non è il nostro, ma secondo me le sue indicazioni e i suoi suggerimenti sono buoni anche per noi che oggi viviamo in un mondo non più colorato
di marxismo, ma almeno indifferente verso la fede cristiana, forse spesso anche agnostico.
Inizio dai sacerdoti: c’è nei suoi scritti una riflessione sui preti operai e sulle difficoltà che una parte di loro ha incontrato per conservare la fede e la fedeltà al celibato. E di qui voglio cominciare.
Voglio ricordare che nei giorni 5-7 giugno del 1976 don Carlo Carlevaris un prete di Torino
che da poco tempo è morto, mi aveva portato con sé a Parigi ad un incontro dei preti operai di Francia. Erano molto numerosi, sui 400 se ben ricordo, e con loro c’era una rappresentanza di preti operai sposati,circa 200. Madeleine dice che la condizione operaia
era di grande sofferenza e ingiustizia, dice anche che la fabbrica con salari più bassi aveva dirigenti e proprietari cattolici che vivevano sul posto. Dice precisamente: «quando un
cristiano collabora regolarmente all’azione marxista, quando si accorda “praticamente” con una sorta di “diritto di odio”, pur se con militanti che non ne hanno coscienza, c’è una specie di anemia perniciosa che mina il suo essere soprannaturale».
A proposito del celibato essa dice così: «Se il celibato d’un prete o di una religiosa esige un equilibrio almeno normale, il celibato di un uomo o di una donna che aggiunge alle difficoltà
del celibato gli shocks di un ambiente nuovo, esigerà un equilibrio più che normale». E’ dunque evidente che affrontare una situazione di difficoltà e di estraneità, un mondo che
è cambiato richiede nei sacerdoti una formazione molto più robusta per rimanere fedeli alle loro scelte. I pericoli che colpiscono i credenti e i preti operai sono i seguenti: scambiare la salvezza data dalla fede in Gesù con le ricette di felicità offerte dal mondo contemporaneo; a
poco a poco non riconoscere più l’origine evangelica di molti valori condivisi nell’ambiente operaio; mettere il vangelo al servizio di cause diverse dalla salvezza; dimenticare che
l’amore cristiano verso l’umanità passa attraverso il voler bene a persone concrete e che non è una ideologia; la santità colta non più in una dimensione divina di rapporto personale
con Gesù Cristo e meno in forme di sacrificio anche talora eroico ma senza riferimento a Dio. Positivamente i credenti sono invitati a non lasciare deperire il loro legame con Dio e
non autorizzarsi a solamente umanizzare tutta la loro vita. «Un mondo che è stato cristianizzato sembra svuotarsi dall’interno. Prima di Dio, poi del Figlio di Dio, infine di ciò che questi comunica di divino alla sua Chiesa: (la Chiesa) è spesso la superficie che sprofonda per ultima».
«La parrocchia missionaria non può accontentarsi di qualche ‘militante’ impegnato; è una parrocchia in guerra, è una parrocchia interamente militante ». «L’uomo che, consapevolmente o no, vive come fosse senza Dio, è spesso mal conosciuto da noi. (…) Ignoriamo ciò che il non credere comporta di diverso fra la sua mentalità e la nostra. E’ per questo che talvolta restiamo come interdetti davanti alla sua mentalità, su cui non abbiamo
presa». «Il credente, pur se malato, non è mai del tutto solo. (…) Prendiamo anche un altro
esempio, quello della morte: sì, il credente è davvero passato dalla morte alla vita. (…) Qualunque cosa si ami, si ama quello che deve morire. La vita diventa il compimento della morte, tutto è invaso dal nulla e dall’assurdo. (…) Se ci rendiamo conto di questo stato
di infelicità nel non credente, oseremmo dedurre da quel che si dice, da quel che si fa, da quel che si cerca, l’inutilità per lui della Buona Novella evangelica? ». «La nostra forza maggiore è la passione di Dio. Questa passione di Dio ci rivelerà che la nostra vita
cristiana è un cammino tra due abissi. L’uno è l’abisso misurabile dai rifiuti di Dio da parte del mondo, e l’altro è l’abisso insondabili dei misteri di Dio». Potrei continuare con altre citazioni. Non posso tuttavia non ricordare che la Madeleine da convertita non ha mai cessato di vivere la sua fede con impegno e sempre ha ricavato dall’esposizione all’ateismo delle buone ragioni per rafforzare la sua fede. Una delle cose che più sovente ha affermato
è la natura eterna insita in tutto ciò che fa e dice il credente: «La fede ha il carico di farci compiere nel tempo l’eterno». Invito allora i credenti che leggeranno questo mio articolo
di prendere di più e più sovente responsabilità in quanto credenti nei confronti dei parenti, vicini di casa, colleghi di lavoro o di studio, compagni di acquisti al supermercato …
Mons. Giuseppe Anfossi. Vescovo emerito di Aosta




