Ma... che cos’è Halloween? La vera storia di una festa contesa
di don Nicola Corigliano (in collaborazione con Saint-Martin News)

La parola Halloween, letteralmente, è una contrazione dall’inglese All Hallows Eve. In sé non ha un significato assolutamente negativo, perché significa la vigilia di Ognissanti. È la contrazione, appunto, di quella che si ricordava come la festa di Ognissanti. Dal punto di vista storico, però, Halloween è collegata alla festa celtica di Samhain (pronuncia Sajun).
Il mondo dei vivi e dei morti
Una festa che gli antichi celti celebravano come compimento del raccolto autunnale con i frutti autunnali e che segnava il passaggio dalla stagione del raccolto alla stagione invernale. Per loro esistevano essenzialmente due stagioni: la stagione invernale — quella morta — e quella viva che è quella dei raccolti. Da lì il passaggio a considerare questo momento come una soglia tra il mondo dei vivi e il mondo dei morti è stato piuttosto breve. Perché? Perché la loro credenza era che in quei giorni, in quel giorno, ci fosse una sorta di assottigliamento tra il mondo dei vivi e il mondo dei morti.
La luce di Capodanno
Il mondo dei morti faceva molta paura, con l’eterno mito dei non morti che ritornano in vita e degli spiriti che tornano in vita per dare fastidio ai viventi. Per questo motivo i sacerdoti celtici, i druidi, avevano un rituale apotropaico per scacciare la paura dei morti che tornavano in vita: quello di dare la luce di Sajun. Sajun non era una divinità, era il Capodanno; Morrigan era la divinità dei morti. Per i Celti la luce di questo Capodanno poteva scacciare gli spiriti; di per sé sarebbe anche una ritualità molto interessante, molto
condivisibile. Il problema è che la consegna di questa luce consacrata era in qualche modo una cosa molto tariffata e quindi o la ricevevi o avevi la maledizione dei morti in casa. La variante odierna è diventata dolcetto o scherzetto. I sacerdoti passavano per le case del villaggio consegnando la luce. Chi la prendeva era costretto o fortemente invitato in modo
compulsivo a dare un’offerta o in beni o in denaro oppure in oro. Chi non la otteneva aveva ovviamente la maledizione dei morti in casa: una modalità un po’ da racket, estorsiva per elargire un dono. Tutta questa festa rimase nel mondo celtico sottotraccia, essenzialmente rimase in modo particolare in Irlanda che, pur essendo stata cristianizzata, manteneva senza grossi problemi da parte del clero locale questa tradizione un po’ pagana. Soprattutto per azione degli abati di Cluny, venne considerata negativa per via di elementi spiritistici pericolosi, ma anche posiva per la giusta attenzione che venne data ai defunti. Questi ultimi però non vengono visti sotto la luce ambigua di spiriti capricciosi o minacciosi, ma come anime che nella luce di Cristo pregano per noi e che necessitano delle nostre preghiere per entrare definitivamente nella grazia di Dio.
Le preghiere dei nostri defunti
Dunque, dove sono i defunti? O sono in una realtà dove si stanno purificando, e
quindi dobbiamo pregare per loro — e loro pregano per noi — oppure sono in paradiso e non c’è più bisogno di pregare per loro, perché sono loro che pregano per noi. Di fatto questa convivenza è stata più o meno tranquilla, senza grossi scossoni. Le autorità cattoliche dell’Irlanda avevano altri problemi: lasciarono convivere questo aspetto folkloristico, dando origine a leggende come quella di Jack O’Lantern, scaltro fabbro che riuscì a metterla nel sacco al diavolo più volte, ma fu condannato a un’esistenza, di fatto
una non esistenza, diviso tra due mondi, facendo scherzi; erano le classiche storie che si raccontano nei villaggi.
L'emigrazione negli Stati Uniti
Fare un po’ paura ai bambini fa parte del folklore e fin qui non c’è stato nessun problema. La svolta avviene quando in Irlanda, nel 1845, una carestia profondissima dovuta a malattie, causate da un parassita delle patate, produsse una fortissima emigrazione dall’Irlanda, diretta soprattutto nel Midwest degli Stati Uniti, Indiana e Illinois. L’obiettivo delle autorità civili americane fu quello di accogliere anche le loro tradizioni e quindi anche la festa di Halloween nella versione elaborata del cristianesimo e nelle parti antiche folkloristiche.
Queste feste cominciarono nel Midwest degli Stati Uniti, in Indiana, in Illinois a proliferare come feste collegate alla radice irlandese, celtica, gaelica, proprio per accogliere i nuovi arrivati. Quello che si fa molto spesso: accogliamo, integriamo i nuovi arrivati anche con alcune delle loro ricorrenze.
L'arrivo degli occultisti
Il grosso problema avvenne però all’inizio del 1900, gli occultisti utilizzarono il calendario celtico per scandire un fenomeno recente: il calendario dei gruppi satanici. Una realtà, confinata alla dimensione folkloristica, assunse dunque un colore più oscuro. Le luci di Sajun divennero così luci sinistre collegate all’occultismo. E questo generò grossi problemi.
Nel frattempo i due aspetti (quello folkloristico-carnevalesco e quello occultistico) che prima procedevano paralleli, cominciarono però a fondersi, soprattutto grazie a una potentissima intuizione commerciale. Si accorsero che, nella scansione economica dell’anno, il periodo di
ottobre era un periodo un po’ morto dal punto di vista dei consumi: non era ancora arrivato il periodo di Natale con i regali e le spese correlate; non c’erano più le spese legate alla scuola, terminate a settembre; il cambio dei vestiti era già stato fatto, l’estate, San Valentino e Pasqua pure e quindi ottobre era un periodo dell’anno morto.
L'intuizione commerciale
Ecco, allora, che il potentissimo marketing intuì le potenzialità di questa ricorrenza e iniziò a produrre gadget, dolci, zucche, frutta per far sì che questo periodo diventasse commercialmente ed economicamente attrattivo. I due aspetti si fusero completamente, diventando un tutt’uno, un vero e proprio calderone dello stregone, dove all’interno c’è un po’
di tutto: la festa dei bambini che la percepiscono come carnevale, la notte delle streghe collegata agli spiriti antichi. Il commercio, il satanismo sono quindi diventati un minestrone in cui ci sono elementi che potrebbero essere interessanti ed elementi potenzialmente indigesti.




