Veglia diocesana: la missione e gli impossibili di Dio

di Don Ferdinand Nindorera, Responsabile del Centro Diocesano Missionario e Migrantes (In collaborazione con Saint-Martin-News)
Il 17 ottobre, alle 20,30, nella parrocchia di Maria Immacolata si svolge la Veglia diocesana. Proponiamo una riflessione per prepararci all'evento.
La Chiesa è il popolo di Dio in cammino; la Chiesa, parte della Città di Dio pellegrina in mezzo alla città terrena, verso l'eternità, è di natura missionaria. Questo popolo trasmette la luce dello Sposo nella notte della storia per risplendere su quelli che stanno nel buio della tristezza e nell'ombra di morte e per «dirigere i nostri passi sulla via della pace» (Lc 1,79). Secondo l'espressione del grande teologo Henri de Lubac, la Chiesa compie il mistero della luna (mysterium lunae). In effetti, la luna riceve la luce del sole per trasmetterla nella notte.
Nella Chiesa, essendo il corpo di Cristo, ogni battezzato è chiamato ad annunciare le meraviglie di Colui che ci ha liberato dalle tenebre per portarci alla sua mirabile luce. San Pietro esprime chiaramente la natura della missione della Chiesa, sottolineando la sua identità con queste parole: «Voi siete stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere ammirevoli di lui, che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua luce meravigliosa» (1P 2,9).
Quale è il contenuto della missione? Come fare missione? Come si comporta il messaggero del Vangelo? La missione della Chiesa nel mondo non è propaganda ideologica di carattere religioso che costringe per forza ad aderire al messaggio del missionario. Il contenuto è Cristo crocifisso morto e risorto. San Paolo afferma con forza: «Se il Cristo non è risorto vuota è la nostra predicazione, vuota anche la vostra fede» (1Cor 15,14). Il grande missionario delle genti aggiunge: «Infatti annunciare il Vangelo non è per me un vanto, perché è una necessità che mi si impone: guai a me se non annuncio il Vangelo!» (1Cor 9,16). Nel Mistero della fede, il popolo «annuncia la morte di Cristo, proclama la sua risurrezione, nell'attesa della sua venuta». La missione evangelizzatrice non è una semplice iniziativa della Chiesa, qualcosa di facoltativo che si può fare o lasciare. È un ordine che il Signore vincitore della morte dà ai suoi discepoli prima di salire in cielo: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, [...] Ed ecco, sono con voi tutti giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28,19-20). Sant'Agostino si stupisce di questa missione incredibile in cui persone semplici, e senza cultura, abbiano invaso tutto il mondo fino alle estremità della terra. Il santo vescovo d'Ippona scrive: «Ecco tre fatti incredibili e tuttavia realizzati. È incredibile che Gesù Cristo sia risuscitato nella sua carne e che con essa sia salito al Cielo; è incredibile che il mondo abbia creduto una cosa così incredibile; è incredibile che pochi uomini sconosciuti, di umile condizione e senza cultura abbiano potuto fra credere al mondo - e ai sapienti del mondo – un avvenimento tanto incredibile e con tanto successo» (Agostino, Città di Dio XXII 5,1).
Come fare missione? È Gesù il pedagogo della missione. Non si tratta di retorica ma di testimonianza. Il Figlio di Dio ci invita a compiere questa missione nella carità dicendo: «Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli». Lo scopo della missione è la pace, l'unità e la carità. La prima parola che Gesù risorto rivolge ai discepoli impauriti è la pace. «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi» (Gv 20,21). Nel suo ultimo discorso che costituisce il contenuto spirituale della missione, Gesù dice: «Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore» (Gv 14,27). Il discepolo missionario realizza nella sua opera la beatitudine degli operatori di pace. «Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio» (Mt 5,9). La pace, la gioia, la carità sono inseparabili. Che cos'è la missione se non la carità perché il mondo sia salvato? La gioia è l'atteggiamento dell'anima unita con l'oggetto amato. La gioia cristiana è essere uniti con Cristo, «come il tralcio alla vite per portare molto frutto» (Gv 15,5). Il desiderio del cuore di Dio è che tutti i suoi figli «siano perfetti nell'unità e il mondo conosca che tu mi hai mandato e che li hai amati come hai amato me» (Gv 17, 22).




