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Casa, l’allarme Caritas: in Piemonte e Valle d’Aosta cresce la fragilità abitativa

1 giorno fa
Tempo di lettura: 3 min

di Chiara Genisio


Tra le persone ascoltate dalla rete Caritas, il 44,5% vive una difficoltà abitativa. Carlo

Greco: «Il problema è accedere a un alloggio, ma anche riuscire a mantenerlo». Le

15 diocesi lavoreranno insieme a proposte da presentare alle istituzioni.


C’è chi cerca una casa e non riesce a trovarla. E chi una casa ce l’ha, ma ogni mese

deve fare i conti con l’affitto, le bollette e la paura di non farcela. Dietro le porte dei

centri di ascolto Caritas del Piemonte e della Valle d’Aosta arrivano storie diverse,

accomunate da una stessa fatica: trovare o conservare un luogo in cui abitare.

Nel 2025 questa difficoltà ha riguardato il 44,5% delle 28.155 persone incontrate dai

264 centri e servizi delle due regioni che hanno partecipato alla rilevazione Caritas.

«Le persone arrivano ai centri di ascolto con un bisogno che può riguardare una

bolletta da pagare, un affitto, una spesa sanitaria o un’altra necessità. Poi, nel

colloquio, emerge anche il problema della casa», spiega Carlo Greco, responsabile

della Caritas regionale di Piemonte e Valle d’Aosta. «Può essere una difficoltà di

accesso all’abitazione oppure il problema di mantenere la propria casa».

Sono situazioni che spesso non si presentano da sole. Una spesa imprevista, un

lavoro che non garantisce entrate sufficienti, una famiglia da mantenere possono

rendere sempre più difficile sostenere il costo dell’abitare. Tra le 12.935 persone

ascoltate nelle due regioni per le quali è stata rilevata la condizione professionale,

quasi una su quattro, il 24,7%, ha un’occupazione.

Il dato sulla casa racconta diverse forme di fragilità: tra le persone incontrate dalla

rete Caritas in Piemonte e Valle d’Aosta, il 21,3% viveva una situazione di grave

esclusione abitativa, mentre il 23,2% incontrava difficoltà nella gestione

dell’alloggio.

La percentuale complessiva è superiore a quella nazionale. Secondo il rapporto

statistico 2026 di Caritas Italiana, riferito al 2025, la vulnerabilità abitativa riguarda il

34,9% delle persone accompagnate dalla rete Caritas in Italia: il 23,1% si trova in

condizioni di grave esclusione e l’11,8% fatica a sostenere i costi della casa. Sono

dati che riguardano le persone incontrate dalla Caritas, non l’intera popolazione.

La casa compare con frequenza anche nelle domande rivolte ai servizi: il 29,9% delle

persone ascoltate nelle due regioni ha presentato richieste di aiuto legate

all’alloggio, contro il 19,1% registrato a livello nazionale.

È a partire da queste storie e dai bisogni raccolti ogni giorno sul territorio che le

Caritas diocesane hanno scelto di avviare un lavoro comune. La questione abitativa

è stata indicata come un’emergenza da 13 diocesi su 15; al percorso per cercare

possibili risposte parteciperanno tutte le diocesi del Piemonte e della Valle d’Aosta.

«Ne abbiamo parlato in delegazione già alla fine dello scorso anno», racconta Greco.

Il tema è entrato così nelle progettualità collegate a Caritas Italiana. Per un anno la

delegazione regionale raccoglierà e analizzerà dati ed esperienze, si confronterà con

le istituzioni e lavorerà all’individuazione di possibili risposte. Al termine del

percorso saranno presentati proposte e suggerimenti per affrontare le difficoltà

abitative. Il progetto “Costruire comunità che includono: un nuovo modello regionale di

advocacy Caritas” prevede un’attenzione particolare alla prevenzione degli sfratti e

all’accesso alla casa per giovani e famiglie. Nel programma ci sono il dialogo con

Regioni, Agenzie territoriali per la casa e Comuni, insieme a iniziative di formazione e

sensibilizzazione delle comunità.

All’attenzione verso queste fragilità contribuiscono anche le sollecitazioni di

monsignor Marco Brunetti, vescovo di Alba e delegato della Conferenza episcopale

piemontese per la Caritas. Nell’Albese, con la Caritas diocesana ha richiamato di

recente la situazione dei lavoratori stagionali che trovano riparo in insediamenti o

sistemazioni di fortuna. Una realtà davanti alla quale il vescovo ha invitato a cercare

soluzioni strutturali e durature, coinvolgendo le comunità in una responsabilità

condivisa. La questione della casa è entrata il 26 ottobre anche nel dibattito del Consiglio

comunale di Torino. Il sindaco Stefano Lo Russo ha chiesto un grande piano

nazionale per i giovani. Un investimento straordinario, una sorta di «Piano Marshall»

per le nuove generazioni, che comprenda la rigenerazione delle periferie, il recupero

del patrimonio di edilizia pubblica e la realizzazione di nuovi studentati.



 
 
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