top of page

I 7 Sacramenti – L’Eucarestia

19 set
Tempo di lettura: 5 min


Quarto incontro del ciclo di conferenze tenuto da padre Alberto Vaccaneo O.F.M.Cap ad Ayas.


Per concludere il trittico dei sacramenti per l’iniziazione cristiana manca il sacramento per eccellenza ovvero l’eucarestia. Se il battesimo come abbiamo visto ci immerge nella realtà nuova del cristiano, la cresima ci conferma più profondamente a Cristo nella fede, ecco allora che l’eucarestia è il nutrimento fondamentale per questo cammino di vita attraverso la quale partecipiamo con tutta la comunità allo stesso sacrificio del Signore.

Una definizione più formale ci viene offerta dal Catechismo della Chiesa Cattolica, dove si legge che «Il nostro Salvatore nell'ultima Cena, la notte in cui veniva tradito, istituì il sacrificio eucaristico del suo Corpo e del suo Sangue, col quale perpetuare nei secoli, fino al suo ritorno, il sacrificio della croce, e per affidare così alla sua diletta Sposa, la Chiesa, il memoriale della sua morte e risurrezione: sacramento di pietà, segno di unità, vincolo di carità, convito pasquale, nel quale si riceve Cristo, l'anima viene ricolmata di grazia e viene dato il pegno della gloria futura». (CCC 1322-1323)

Da queste righe emerge chiaramente il nocciolo più intimo e profondo dell’Eucarestia, ovvero la partecipazione viva al sacrificio in croce di nostro Signore Gesù Cristo, che rievochiamo in ogni celebrazione della Santa Messa.

Ovviamente questo sacramento ha profonde radici bibliche. Nell’Antico Testamento troviamo diversi richiami tipologici, ovvero diversi modelli che precedono e anticipano il sacrificio eucaristico. Il richiamo principale ci viene offerto dall’Esodo. Il primo richiamo è la Pasqua di liberazione, con l’immolazione dell’agnello e il pasto rituale celebrato in memoria della liberazione dall’Egitto, costituisce la principale figura: il sacrificio dell’agnello e il banchetto pasquale anticipano il dono di Cristo come vero Agnello. Anche la manna nel deserto richiama il nutrimento divino offerto al popolo in cammino, figura del pane celeste che sarà donato nella nuova alleanza. A questi segni si aggiungono il sacrificio di alleanza al Sinai, dove si versa di nuovo il sangue dell’agnello, accompagnato da un banchetto di comunione tra Dio e il popolo e la dimora della presenza divina in mezzo a Israele, a richiamo del tabernacolo.

Nel Nuovo Testamento il compimento di queste figure si realizza nell’istituzione dell’Eucaristia durante l’Ultima Cena di Gesù con i discepoli. I racconti evangelici mostrano due tradizioni principali: quella palestinese (Matteo e Marco), in cui il gesto sul pane e sul calice appare come un unico atto; e quella antiochena (Luca e san Paolo), dove il pane viene spezzato prima della cena e il calice dopo. L’istituzione è profondamente legata alla Pasqua ebraica, ma ne rivela il compimento definitivo: la liberazione non è più solo storica ma escatologica, ovvero che riguarda il compimento definitivo della storia della salvezza, realizzata dal Messia attraverso il dono del suo corpo e del suo sangue. Nella prima comunità cristiana, come attestano gli Atti degli Apostoli, i credenti erano perseveranti nell’insegnamento apostolico, nella comunione, nella frazione del pane e nelle preghiere, segno della centralità dell’Eucaristia. Anche il Vangelo secondo Giovanni offre un importante riferimento teologico: pur non riportando il racconto istituzionale poiché già noto, sottolinea il profondo significato teologico dell’Eucaristia nel dono totale di Cristo.

Nei primi secoli la Chiesa vive l’Eucaristia soprattutto come momento centrale della vita comunitaria e della liturgia, più che come oggetto di teologia complessa. Già nei testi dei Padri apostolici troviamo indicazioni su come celebrare l’Eucaristia: essa è un momento di ringraziamento, frazione del pane e preghiera guidata dai ministri della comunità. Ignazio di Antiochia parla dell’Eucaristia come “farmaco di immortalità”, cioè un mezzo che unisce i fedeli a Cristo e dona vita eterna. Giustino Martire spiega che il pane e il vino consacrati diventano il corpo e il sangue di Cristo e che chi li riceve viene trasformato nella vita di Cristo. Già in questa fase emergono tre elementi fondamentali: la presenza reale di Cristo, la dimensione sacrificale e il fatto che l’Eucaristia unisce e costruisce la comunità.

Nella tradizione latina questi concetti si precisano ulteriormente. L’Eucaristia è vista come memoriale del sacrificio di Cristo e come momento in cui Cristo si rende presente alla comunità. Ambrogio sottolinea che la parola di Cristo, cioè la sua volontà espressa nella preghiera della Chiesa, può trasformare il pane e il vino nel suo corpo e sangue. Agostino distingue tra segno e realtà: il pane e il vino sono segni visibili, mentre la grazia che essi comunicano è la realtà invisibile, cioè la vita di Cristo che viene donata ai fedeli. In altre parole, i segni visibili conducono a una realtà invisibile. La comunità che riceve l’Eucaristia viene trasformata: i fedeli diventano parte del corpo di Cristo e la Chiesa stessa si realizza in ciò che celebra.

Nel Medioevo nascono discussioni su come Cristo sia presente nell’Eucaristia. Alcuni pensano a una presenza quasi fisica, altri a un significato più spirituale, la Chiesa fugando ogni dubbio afferma che avviene una trasformazione reale, chiamata transustanziazione: la sostanza del pane e del vino diventa il corpo e il sangue di Cristo, pur mantenendo l’aspetto esteriore del pane e del vino.

La scolastica medievale chiarisce ulteriormente il concetto che nella consacrazione, la sostanza del pane e del vino cambia realmente nel corpo e nel sangue di Cristo, mentre gli aspetti visibili restano gli stessi. Questa spiegazione conferma sia la presenza reale sia il carattere sacrificale della Messa.

Il Concilio di Trento ribadisce che Cristo è realmente presente nell’Eucaristia e che la Messa non è una semplice commemorazione, ma un vero sacrificio. Questo sacrificio non ripete la croce né la completa, ma la rende presente nella celebrazione, permettendo alla Chiesa e ai fedeli di partecipare ai frutti della redenzione. Il Concilio sottolinea anche che la celebrazione rende reale la memoria dell’Ultima Cena e del sacrificio di Cristo, perché Cristo stesso si offre al Padre attraverso il sacramento e la comunità partecipa a questa offerta.

Nei secoli successivi si approfondisce soprattutto la comprensione del sacrificio eucaristico. Non si tratta della distruzione della vittima, ma dell’offerta interiore compiuta da Cristo sulla croce, resa presente ogni volta che la Chiesa celebra l’Eucaristia. Si chiarisce che nell’Eucaristia Cristo rende presente il suo unico atto oblativo e la Chiesa, celebrando il sacramento, partecipa a questa offerta.

Il Concilio Vaticano II valorizza questi sviluppi e mette al centro la dimensione ecclesiale e comunitaria dell’Eucaristia. La liturgia è vista come esercizio del sacerdozio di Cristo: tutti i battezzati partecipano al sacerdozio comune e i sacerdoti, attraverso il sacerdozio ministeriale, lo guidano e lo servono. L’Eucaristia è “fonte e apice della vita cristiana”: unisce i fedeli a Cristo e tra loro, trasformando la comunità in corpo eucaristico. Partecipando al sacrificio eucaristico, i fedeli offrono a Dio la vittima divina e se stessi. La mensa eucaristica realizza e manifesta la comunione tra i membri della Chiesa, rende presente Cristo risorto e dona lo Spirito Santo, che sostiene e santifica la comunità. La celebrazione eucaristica diventa così il momento in cui la Chiesa è pienamente se stessa e compie la sua missione nel mondo come popolo di Dio.

L’Eucaristia appare come il centro della vita della Chiesa e il compimento dell’iniziazione cristiana. In essa si rende presente l’unico sacrificio di Cristo e la comunità dei credenti viene nutrita nel cammino di fede. La riflessione teologica e il magistero della Chiesa hanno chiarito nel tempo i principali elementi del dogma: la presenza reale di Cristo nelle specie del pane e del vino, spiegata dalla dottrina della transustanziazione; il carattere sacrificale della Messa, che rende presente l’offerta della croce senza ripeterla; e la dimensione ecclesiale, per cui l’Eucaristia costruisce e rafforza la comunione dei fedeli. Per questo, come afferma il Catechismo della Chiesa Cattolica, l’Eucaristia è davvero «fonte e apice di tutta la vita cristiana».

bottom of page