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Sentieri di speranza

3 giorni fa
Tempo di lettura: 3 min

I due binari dell’amore e il senso dell’esistenza di don Nicola Corigliano (in collaborazione con Saint-Martin News)



Che cosa è veramente essenziale nella vita? Che cos’è che effettivamente ci salva nei nostri cuori, nella nostra esistenza? Ragioniamo per sottrazione, perché è più facile. Quali sono i peccati più grandi che si possono commettere, o meglio, le mancate occasioni peggiori che potrebbero verificarsi nella nostra esistenza? Mi sembra di poterne individuare due. La prima è la totale indifferenza, quella che ti porta a chiuderti in te stesso senza possibilità di entrare in comunicazione con nessuno. Tanto meno con Dio. L’indifferenza è fatta di questo: il chiudersi ermeticamente a qualunque voce possa venire dall’esterno o anche dall’interno.

La seconda realtà, quella che veramente ci fa sprecare occasioni, è l’egolatria, vale a dire la venerazione del proprio io, che si manifesta in varie modalità: egoismo, egocentrismo, egonomia e tutte quelle realtà che ci rinchiudono in noi stessi. Allora, in definitiva, cos’è che ci fa peccare? Tutto ciò che ci fa pensare di essere autosufficienti. Ma anche tutto ciò che ci

porta a una deriva cortocircuitante del nostro io su noi stessi. È il grande rischio che ci porta al sospetto su Dio e che qualcuno ha anche chiamato peccato originale: un ripiegamento totale su noi stessi.

È quindi stimolante la domanda che i contemporanei di Gesù fanno a lui: con le cosiddette polemiche dell’ultima settimana, dove c’è un balletto dentro al tempio, fuori dal tempio, dentro al tempio, fuori dal tempio, si arriva proprio al cuore del Vangelo. Interessante: il cuore del Vangelo nasce da una polemica, forse anche da una contestazione o forse anche da una trappola.

Qui sta il grande genio di Gesù: trasformare domande capziose, o che vogliono spiazzare, in occasione di salvezza. Gesù ci regala due binari: i binari dell’amore. I dieci comandamenti, essenzialmente, sono contenuti qui. Li troviamo nel cosiddetto Shemà Israel al capitolo 6, versetti 4–5 del Deuteronomio e al capitolo 19 del Libro del Levitico. Il comandamento è questo: “Ascolta Israele”.

Dopo c’è la coniugazione, ma il primo comandamento è l’ascolto, perché se uno non ascolta, non c’è nessun tipo di realtà che ci possa salvare. Sei chiuso in te stesso, nella tua sordità. «Ascolta Israele: il Signore è il nostro Dio, unico è il Signore. Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente».

Amerai... Dovremmo chiederci che cos’è l’amore. Definizione molto difficile da dare. Qualcuno diceva — sulla scia di Platone — che l’amore è la ricerca della nostra metà o la proiezione di un desiderato completamento. L’amore, però, è qualcosa di più. L’amore è la scomparsa dei confini, del nostro IO per entrare nei confini dell’altro in punta di piedi, non

con gli scarponi pesanti. Entrare nei confini dell’altro con enorme rispetto, con delicatezza e anche con passione. Tutto ciò vuol dire entrare nel confine di Dio, nel suo cono di luce e al tempo stesso entrare nel cono di luce del prossimo.

Le due realtà che ci permettono di salvarci e di far sì che il nostro non sia un viaggio cieco, ma che abbia una destinazione chiara. Questo invito è anche la meta: “Amerai”. Di fronte a noi c’è l’amore, dietro di noi c’è l’egoismo. Prendiamo il biglietto giusto per fare il viaggio.

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