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Il Vangelo della domenica

19 set
Tempo di lettura: 3 min

Gli operai della prima ora di don Alessandro Valerioti



Il rischio più grande di questa parabola è il nostro tentativo di sindacalizzare le ore di lavoro.

Diciamolo francamente: è ingiusto e irritante il comportamento del padrone della parabola. È

generoso, ma non tiene conto dei meriti! Premia anche quelli che sono stati in piazza tutto il giorno e che sono stati chiamati al lavoro alle cinque del pomeriggio. Chi meriterebbe una ricompensa maggiore sono coloro che hanno faticato di più, ossia quelli della prima ora! In questa parabola è tempo di vendemmia, l’uva è matura, è il tempo del raccolto e della pigiatura. Il vignaiolo esce all’alba e chiama i primi operai, il lavoro della giornata è programmato: cesti, botti e tini sono pronti. Poche parole per accordarsi, e il primo gruppo dei mattinieri entra nella vigna. C’è premura per concludere il prima possibile. La mole di lavoro è talmente grande che il vignaiolo esce varie volte in piazza a cercare altri lavoratori. In totale sono quattro le ricerche di operai: a metà mattina, a mezzogiorno, alle tre e alle cinque, quando manca solo un’ora alla conclusione dell’intera giornata. Il padrone rappresenta Gesù, gli operai sono i discepoli che in momenti diversi della loro vita rispondono alla chiamata, la vigna è la comunità cristiana dove il lavoro non manca e deve essere svolto con urgenza. La fretta è la rappresentazione dello zelo verso la vigna: non c’è tempo da perdere, oppure il tempo che trascorre farà perdere tutta l’uva! La giornata è l’immagine della vita, la sera è il momento del giusto giudizio di Dio. Ci sono tutti gli elementi per un grande messaggio. La legge ebraica dispone in Dt 24: “Non defrauderai il salariato povero e bisognoso, sia egli uno dei tuoi fratelli o uno dei forestieri che stanno nella tua terra, nelle tue città. Gli darai il suo salario il giorno stesso, prima che tramonti il sole, perché egli è povero e a quello aspira. Così egli non griderà contro di te al Signore e tu non sarai in peccato”. Il padrone ordina così di mettere in fila gli operai e di consegnare a tutti un denaro cominciando dagli ultimi. Ed ecco la tensione, ecco il mormorio. Gli operai della prima ora sono costretti ad assistere a questa scena, e sono increduli! Vedono gli operai delle cinque del pomeriggio ricevere lo stesso loro denaro, come se avessero faticato come loro. Con gli operai della prima ora il padrone aveva concordato un denaro, con tutti gli altri ciò che sarebbe stato giusto, ma con gli ultimi non aveva pattuito nulla. L’incomprensione nasce proprio dalla poca chiarezza su che cosa il padrone intenda per “giustizia”. Gli operai usano il loro metro di giudizio e sono convinti che il padrone terrà conto del loro merito. Il padrone invece segue la sua logica e distribuisce i suoi denari in modo completamente libero e gratuito. Non fa torto a nessuno! È equo con tutti! Decide di non prendere in considerazione i meriti ma dà a tutti secondo il bisogno, e i primi a essere beneficati sono gli ultimi, i più poveri, quelli che nessuno prende a lavorare. È questa la sorpresa di Dio, questo è il suo strano modo di concepire e di praticare la giustizia. La religione dei meriti non esiste. Gesù prende le distanze e distrugge il modo farisaico di rapportarsi con Dio. L’amore del Signore non si compra, non si conquista, non può essere valutato sulla base delle opere buone, ma lo si riceve gratuitamente in proporzione al bisogno.

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