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Il Vangelo della Domenica

26 set
Tempo di lettura: 2 min

La vigna di don Alessandro Valerioti



L’immagine della vigna descrive in modo forte la passione, lo zelo che Dio vive per il suo popolo. Israele è la vigna deliziosa, il Signore ne è il guardiano. Gesù riprende più volte l’immagine della vigna. La parabola di oggi è semplice: un padre chiama i due figli a lavorare nella propria vigna. Cogliamo da subito che il padre rappresenta Dio. Ma se fossimo ebrei resteremmo certamente sorpresi dal fatto che questo padre ha due figli. Il figlio di Dio è uno solo, Israele, come ci ricorda Osea. Sentir parlare dei due figli di Dio è sconcertante. Un figlio (il secondo), risponde con zelo e con prontezza alla richiesta di andare al lavoro nella vigna: Sì, signore! Come a dire: non pensare ad altri, ci sono io. Ma poi non va a lavorare. Le sue parole sono vuote. Egli appare come i figli che Mosè aveva già descritto: figli degeneri, generazione perversa e infedele. L’alleanza con Dio si era ridotta solamente a riti esteriori e cerimonie senza valore, si offrivano sacrifici e olocausti e preghiere vuote. Gesù scopre che nella pratica del tempio non si produce il frutto voluto da Dio: la giustizia, la misericordia, la rettitudine. Allora il padre si rivolge all’altro figlio con la stessa richiesta: andare a lavorare nella vigna. Questo risponde: non ne ho voglia. Poi però, preso dal rimorso, va a lavorare. Il richiamo è esplicito: si passa dai pagani che sono odiati peggio dei cani, a una nuova dignità di figli. I pagani non danno un’adesione formale alla volontà del Signore, ma sono entrati per primi nel Regno dei cieli. Matteo scrive cinquant’anni dopo la morte e risurrezione di Cristo; questa attesa si è realizzata, la sua comunità cristiana è una miscellanea di popoli. Gli ex pagani ora sono figli, gli israeliti che non hanno riconosciuto Gesù non entrano nella vigna. I pubblicani e le prostitute sanno di essere lontani da Dio e non si illudono di compiere la sua volontà, sono coscienti di aver detto di no, tentano di ingannare sé stessi, praticano una vita che non ha nulla in comune con la vera fede. Sono consapevoli di essere poveri, deboli, peccatori e abbandonati a loro stessi e Gesù li chiama ad essere i primi a ricevere il dono di Dio. Il figlio potrà entrare anche lui nella vigna quando smetterà di abitare in lui l’ipocrisia di ritenersi giusto, cioè quando potrà rinunciare all’orgoglio delle proprie decisioni e delle proprie scelte.

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