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Mandorlo Fiorito: una serata per cambiare la narrativa del suicidio

29 ago
Tempo di lettura: 4 min


«Ci sono parole che fanno paura. Parole che spesso evitiamo, pensando che il silenzio possa proteggerci. Suicidio è una di queste. Eppure, proprio imparare a parlarne, con rispetto, consapevolezza e senza giudizio, può contribuire a rompere l’isolamento di chi sta attraversando un momento di profonda sofferenza». È da questa convinzione che nasce l’iniziativa, promossa nell’ambito del progetto regionale di prevenzione del Suicidio dal Mandorlo Fiorito ODV Grand Paradis in collaborazione con Plus coprogettazione.

L’appuntamento è in programma mercoledì 9 settembre, dalle 18.30 negli spazi del Centro Plus di Aosta, in Via Giuseppe Garibaldi 7, alla vigilia della Giornata Mondiale per la Prevenzione del Suicidio e vedrà la partecipazione dell’Assessore alla Sanità, Salute e Politiche sociali Carlo Marzi. La ricorrenza, promossa ogni anno il 10 settembre dall’Organizzazione Mondiale della Sanità insieme all’International Association for Suicide Prevention, richiama comunità e istituzioni alla necessità di contrastare stigma e pregiudizio e di costruire una cultura capace di riconoscere e accogliere la sofferenza.

Cambiare la narrativa sul suicidio” è il filo conduttore scelto per spostare lo sguardo:

dalla vergogna all’ascolto, dal silenzio alla possibilità di raccontarsi, dallo stigma alla

comprensione. Cambiare le parole significa anche cambiare il modo in cui una comunità

si prende cura delle persone. Ed è proprio attraverso le parole e le storie che il Mandorlo Fiorito ha scelto di raccontare il proprio percorso. Nel corso della serata sarà proiettato un video che ripercorre quattro anni di incontri, iniziative, testimonianze e impegno sul territorio, mostrando il modo in cui l'associazione ha scelto di parlare di suicidio fuori dagli schemi, mettendo al centro prima di tutto le persone e le loro esperienze.


“Parlare di suicidio significa parlare di vita”

In questi anni abbiamo imparato che parlare di suicidio non significa parlare soltanto di

Paola Lango Cantisano
Paola Lango Cantisano

morte, ma soprattutto di vita: della sofferenza che spesso rimane nascosta, della possibilità

di essere ascoltati e della necessità di sapere che chiedere aiuto è possibile” spiega Paola

Longo Cantisano, referente del Mandorlo Fiorito. “Cambiare la narrativa significa cambiare il modo in cui guardiamo e raccontiamo il suicidio. Significa superare il silenzio, la paura e lo stigma, senza giudicare e senza mai ridurre una persona al momento più doloroso della sua storia. Significa creare una comunità capace di accogliere anche parole difficili e nella quale ciascuno possa sentirsi libero di dire “non sto bene” senza vergogna. Il Mandorlo Fiorito nasce proprio dall’esperienza di persone che quel dolore lo hanno attraversato. Per questo crediamo così profondamente nel valore della testimonianza e della condivisione: raccontare la propria esperienza può creare un ponte verso l’altro, può permettere a qualcuno di riconoscersi, di sentirsi meno solo e, magari, di trovare il coraggio di chiedere aiuto. È questo che vogliamo fare anche il 9 settembre: parlare senza paura, con rispetto e responsabilità. Perché rompere il silenzio non significa togliere spazio alla speranza. Al contrario, significa creare uno spazio in cui la speranza possa entrare”.


Due donne, due esperienze, un dialogo senza filtri


Francesca Contessini
Francesca Contessini

Cuore della serata sarà la testimonianza di Francesca Contessini, educatrice e pedagogista, sopravvissuta a un tentativo di suicidio che ha profondamente trasformato la sua vita e il suo corpo: convive da sedici anni con una disabilità motoria.

Francesca ha scelto di parlare apertamente della propria esperienza, attraverso i social e numerose occasioni di testimonianza, raccontando senza pietismo la fragilità, il trauma, la disabilità e la costruzione di una nuova quotidianità. Un modo diretto e consapevole di esporsi per contribuire a superare stereotipi e tabù e mostrare che una vita profondamente cambiata può continuare a essere una vita fatta di scelte, relazioni, autonomia e progetti. Il 9 settembre la sua storia incontrerà quella di Fabrizia Pavetto, giornalista che ha vissuto in prima persona le conseguenze del suicidio di un familiare, in un dialogo che nasce prima di tutto dall’incontro tra due donne e due esperienze.

Fabrizia Pavetto
Fabrizia Pavetto

Per i responsabili dell'associazione «Non sarà un’intervista tradizionale, ma uno scambio tra amiche, nel quale affrontare senza filtri, ma con rispetto, il suicidio da prospettive differenti: il malessere, il tentativo di togliersi la vita e ciò che viene dopo, il dolore di chi resta, la disabilità, i pregiudizi e la possibilità di ricostruire. Due vissuti diversi che si incontrano intorno allo stesso intento: trasformare l’esperienza in una parola capace di arrivare agli altri e rompere il silenzio».


La musica per ritrovarsi come comunità

La serata proseguirà con un aperitivo in musica, trasformando l'incontro anche in un

momento di vicinanza e condivisione. Ad accompagnarlo saranno artisti e amici del Mandorlo Fiorito: Maura Susanna, cantautrice e interprete della canzone d'autore; Mikol Frachey, cantautrice e performer della scena country-rock; e Ruben Voyat con Edoardo Milleret, che intrecciano la tradizione e il patois valdostano con sonorità indie e new folk. Musica, parole e testimonianze si incontreranno così in una serata pensata non soltanto per sensibilizzare, ma per ricordare che la prevenzione riguarda tutti.

«Perché cambiare la narrativa sul suicidio - spiegano i responsabili dell'associazione - significa anche questo: smettere di considerarlo un argomento di cui parlare soltanto quando accade una tragedia e iniziare a costruire, ogni giorno, una comunità nella quale sia possibile dire “sto male” e trovare qualcuno disposto ad ascoltare. Parlare di suicidio non significa togliere speranza. Significa creare uno spazio perché la speranza possa trovare posto».

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