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Medio Oriente: i riflessi sull'agricoltura

9 apr
Tempo di lettura: 4 min

di Ezio Mossoni



Da più parti si levano voci preoccupate rispetto all’emergenza energetica, diretta conseguenza della guerra in atto in Medio Oriente con l’escalation militare tra Stati Uniti, Israele e Iran, che sta contribuendo in modo rilevante ad alimentare il clima di instabilità sui mercati globali. Da più parti emerge la prospettiva di affrontare una nuova “austerity” che potrebbe coinvolgere mezzo mondo. Intanto i prezzi di gasolio e benzina, malgrado gli interventi calmieratori, continuano a salire e la nostra regione si trova ai vertici di tale classifica.

Per ben comprendere il fenomeno è importante ricordare che l’Iran, da solo, detiene la quarta riserva petrolifera al mondo, con 170 miliardi di barili, e dispone delle seconde riserve di gas naturale a livello mondiale, con circa un sesto delle risorse globali. Già questi dati, oltre alle difficoltà di transito nello stretto di Hormuz delle petroliere da altra provenienza, sono importanti per ricordare la stretta connessione tra le quotazioni dei prodotti energetici e quelle dei fertilizzanti che, inevitabilmente, sono stati colpiti da questi eventi. Il gas fossile rappresenta infatti tra il 60% e l’80% del costo di produzione dei fertilizzanti azotati.

Per completare il quadro si deve ricordare la precedente chiusura delle importazioni dalla Russia, tra i principali esportatori mondiali di urea, potassio e fosforo, questione che ha ridotto significativamente l’offerta disponibile sul mercato europeo. Facile comprendere l’aumento di costi che, immediatamente, si sono ribaltati sulle imprese agricole. A causa della guerra - segnala il centro studi Divulga - i prezzi del gasolio agricolo sono passati da circa 0,85 euro/litro fino a 1,45 euro/ litro, con aumenti superiori a quelli registrati per il diesel

ordinario, aumenti che, uniti ai rincari dei fertilizzanti, con l’urea che ha fatto registrare un nuovo balzo in avanti a 835 euro a tonnellata, contro i 585 di prima della guerra, rischiano di bloccare l’annata agraria proprio alla vigilia delle lavorazioni primaverili in una fase in cui l’uso delle macchine agricole è indispensabile per le operazioni di preparazione dei terreni.

Secondo i dati del Ministero dell’Ambiente, nel 2025, le vendite di gasolio agricolo sono state pari a 2,2 miliardi di litri. Si stima che circa il 90% sia destinato all’agricoltura e la restante parte per la pesca.

Il Consiglio dei ministri ha recentemente allargato a tutto il settore agricolo la misura sul credito d’imposta già adottata, appunto, per la pesca, e il Ministro Lollobrigida, unitamente ad Annie Genevard, ministra francese dell’Agricoltura, ha chiesto, in occasione del Consiglio Agrifish, del 30 marzo, a Bruxelles, alla Commissione europea, la sospensione immediata del meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere, la tassa sulle importazioni ad

alta intensità energetica per i fertilizzanti e l’Italia in particolare ha rilanciato la proposta - già sostenuta da Coldiretti - di aprire al digestato, residuo organico, semiliquido e stabilizzato, derivante da biomasse, che potrebbe rappresentare una soluzione concreta, immediata e sostenibile, in grado di contribuire alla riduzione dei costi di produzione, al mantenimento

delle rese agricole e al rafforzamento dell’autonomia strategica dell’Unione europea.

Il Consiglio UE ha manifestato una prima apertura alle proposte ma ora - sottolinea sempre Coldiretti - “serve un cambio di passo per rafforzare gli strumenti di difesa del mercato interno e anticipare i rischi, proteggendo in modo coerente la sovranità alimentare e produttiva europea”.

Ora è, quindi, il momento di passare rapidamente dalle proposte ai fatti. Qualcosa si sta dunque muovendo ma, allo stato attuale, il settore agricolo nazionale lamenta un aumento di costi rilevato, ancora dal centro studi Divulga, di 205 euro ad ettaro di uliveto per il settore dell’olio d’oliva, mentre i cereali sono balzati mediamente di almeno 65 - 80 euro ad ettaro, con picchi fino a 200 euro per la coltivazione del mais, prodotto che, essendo anche alla base della realizzazioni dei mangimi, si ripercuote sugli allevamenti. Quindi, anche per produrre una tonnellata di latte, si registrano costi alle stalle di almeno 40 euro in più rispetto a prima, mentre per il comparto suinicolo i costi aggiuntivi di queste settimane di guerra si aggirano sui 25 euro a capo allevato.

Bilanci in rosso anche nei frutteti dove gli incrementi stimati nelle prime settimane di guerra si stanno traducendo in aumenti fino a 35 euro a tonnellata. Ma a soffrire sono anche il florovivaismo e il vino. Non dimentichiamo, poi, di aggiungere gli aumenti derivanti dalle bollette del gas e dell’energia elettrica, costi che riducono sensibilmente i margini delle imprese agricole e che poi si trasferiscono sui prezzi al consumo, come già avvenuto dopo l’inizio della guerra in Ucraina, considerato che l’88% dei cibi viaggia su gomma. Ancora una

volta il settore agricolo, tanto legato alle politiche agricole dell’Europa, lamenta il fatto che l’Unione latita, con tempi troppo lunghi per affrontare problemi tanto immediati, le cui conseguenze vanno poi a toccare le tasche di tutti i cittadini. Innovazione: via libera

del Senato ai droni per l’irrorazione Accolto con favore dal settore agricolo il passo avanti sull’utilizzo dei droni in agricoltura con il via libera, in commissione Agricoltura del Senato,

alla risoluzione sulla proposta di modifica della direttiva Ue che include norme in materia di irrorazione aerea con i droni su terreni agricoli. Secondo il primo censimento sulla maturità

digitale delle aziende agricole, effettuato dal Polo innovazione Agricoltura Digitale di Coldiretti Next, otto imprese agricole italiane su dieci sono pronte a investire nella digitalizzazione nei prossimi anni, imprimendo la prima vera grande svolta all’alfabetizzazione informatica del settore. Complessivamente gli investimenti in tecnologie 4.0 e 5.0 valgono circa 2,5 miliardi di euro, secondo Smart Agrifood.

Attualmente, le aree agricole che impiegano strumenti avanzati coprono oltre 1 milione di ettari, pari al 9,5% del totale. In ogni caso sarebbero importanti sia l’avanzamento dell’iter per l’approvazione in sede comunitaria della nuova direttiva che riguarda l’utilizzo dei droni, sia l’avvio, in Italia, di un periodo di sperimentazione per il loro impiego sui terreni agricoli, peraltro già previsto dalla legge di semplificazione n. 182 del 2025, che si caratterizza per

il sensibile livello di snellimento burocratico a favore degli operatori che utilizzano prodotti fitosanitari.

Una normativa, dunque in forte evoluzione, che tende a superare il precedente divieto relativo all’irrorazione aerea, fermo restando, naturalmente, l’utilizzo di tutte le precauzioni a tutela della salute e dell’ambiente.

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