Vinitaly: il punto sul settore vino in Italia
Il tradizionale appuntamento annuale del Vinitaly, a Verona dal 12 al 15 aprile, ha visto

la presenza della Regione Valle d’Aosta che, in collaborazione con il Consorzio Vini Valle d’Aosta, ha accolto i visitatori alla scoperta di 15 produttori regionali. Presenti le aziende valdostane Cave des Onze Communes, Cave Mont Blanc de Morgex et La Salle, Caves Coopératives de Donnas, Cave Gargantua, Château Feuillet, Feudo di San Maurizio, Grosjean Vins, IAR - Institut Agricole Régional, La Crotta di Vegneron, Lo Triolet, La Source, Laurent Théodule, Maison D&D, Maison Vevey Albert e Rosset Terroir. Naturalmente si tratta di un momento di promozione del prodotto e dei territori ma anche di riflessione, di programmazione e di analisi delle più importanti problematiche del settore. Intanto è doveroso sottolineare come, nonostante le difficoltà, l’Italia si sia confermata leader globale della produzione di vino con un prodotto riconosciuto come emblema di qualità, biodiversità e legame con il territorio. Secondo un’analisi su dati del Centro Studi Divulga, nel periodo 2021-2025 l’Italia ha consolidato il primato con una quota media del 19% sul totale della produzione, davanti alla Francia (17%) e alla Spagna (13%). Il settore rappresenta uno dei pilastri dell’economia agroalimentare nazionale, con un fatturato di circa 14 miliardi di euro, 241.000 imprese viticole attive su 681.000 ettari di vigneto e una forte vocazione alla qualità, con il 78% della superficie dedicata alle indicazioni Docg, Doc e Igp. Un primato che si accompagna a una biodiversità unica al mondo, con centinaia di varietà autoctone. Anche rispetto all’export, con un valore complessivo di 14 miliardi di euro, il vino resta una delle principali voci di bilancio, avendo sfiorato nel 2025 gli 8 miliardi di euro, nonostante la difficile situazione internazionale dovuta, principalmente, alle grandi incertezze generate dai dazi di Trump che hanno complicato il mercato negli Stati Uniti che sono il primo sbocco di riferimento con, circa, il 23% dell’export vinicolo italiano. Il 2025 si è chiuso, negli USA, con un calo del 9% in valore, mentre il 2026 si è aperto con flessioni del 35% a gennaio e del 21% a febbraio, con segnali di parziale recupero a marzo. Sempre in occasione del Vinitaly si è registrata una forte presa di posizione da parte di Coldiretti rispetto alla questione – che certamente deve essere affrontata – del gravoso carico di burocrazia che affligge il settore: Casa Coldiretti si è, simbolicamente, rappresentata con una grande bottiglia di vino avvolta da catene spezzate, per sottolineare la condizione del settore italiano che va liberato dal peso di burocrazia, dazi, aumento dei costi e narrazioni fuorvianti che ne limitano la crescita e ostacolano il lavoro quotidiano delle imprese. Il segretario generale di Coldiretti, Vincenzo Gesmundo, ha voluto sottolineare come “Il vino italiano è oggi imbrigliato in una selva normativa che non ha eguali in nessun altro comparto produttivo. Parliamo di quasi 2.000 pagine tra regolamenti, leggi e circolari, per un totale di oltre 1,5 milioni di parole: più del doppio della Bibbia. Significa che ogni giorno i nostri produttori devono fare i conti con una legislazione lunga due Bibbie solo per poter lavorare. È un paradosso che soffoca energia, investimenti e competitività”. Certo l’esempio è provocatorio ma sottolinea tutta una serie di problematiche che diventano gravosi costi stimati, complessivamente in circa 1.6 miliardi di euro che potrebbero, con una reale semplificazione, tornare nelle tasche delle imprese vitivinicole italiane. Un problema sicuramente da affrontare, quello della burocrazia, mentre, da Bruxelles, torna l’allarme rispetto agli alert sulle etichette. La Commissione Salute del Parlamento Ue, infatti, ci riprova e, sconfessando il voto già espresso dal Parlamento, chiede, con un nuovo documento pubblicato lo scorso 23 marzo, alla Commissione Ue, di presentare “senza ulteriori indugi” proposte legislative sugli “health warning” in etichetta relative al piano Beca (azioni comunitarie contro il cancro) nei confronti di tabacco e alcol. Nessuna frenata, pertanto, sulle etichette giudicate dai produttori “allarmistiche”, anche dopo la decisione del Parlamento UE che aveva introdotto la distinzione tra consumo e abuso di alcolici. Un settore, quello vitivinicolo, sempre molto dinamico, aperto alle novità, al passo con i tempi e con le innovazioni pur mantenendo salde le tradizioni che lo rendono unico, ma che si dibatte continuamente con problematiche che sono certamente all’altezza del valore del settore. I numeri generali che governano il comparto sono decisamente importanti ma non ne rappresentano completamente l’evoluzione essendo stato, lo stesso, probabilmente il primo a indirizzare le produzioni - dopo il fenomeno del “metanolo” di cui abbiamo avuto occasione di parlare diffusamente - verso la direzione della qualità rispetto alla quantità modificando sostanzialmente i princìpi economici sui quali ricavare il valore aggiunto per l’impresa agricola. Comunque, e sempre, beviamo responsabilmente.
EUROPA E MEDIO ORIENTE: QUALCOSA SI MUOVE
Finalmente pare che l’Unione Europea stia prendendo provvedimenti rispetto alla tutela delle imprese maggiormente colpite dagli effetti del conflitto in Medio Oriente. Von der Leyen annuncia, di interesse per il settore primario, aperture rispetto alle regole sugli aiuti di stato, problema estremamente presente nel settore agricolo e che inibisce gli aiuti locali con la motivazione della salvaguardia del principio della libera concorrenza, poi il congelamento delle tasse sui fertilizzanti, così come recentemente richiesto dall’Italia e dalla Francia, investimenti importanti sui biocarburanti, così come suggerito più volte da Coldiretti. Prime indicazioni che verranno discusse e, probabilmente incrementate con altre iniziative, nel prossimo vertice di Cipro, in programma prima di fine mese.
LAVORO RIDUZIONE CONTRIBUTI INAIL SU INFORTUNI
La riduzione dell’aliquota contributiva Inail è un risultato che rappresenta una misura importante per le aziende agricole italiane che offrono opportunità occupazionali a oltre un milione di lavoratori impegnati nelle campagne, per garantire la produzione alimentare in momenti particolarmente difficili. La circolare dell’Inps n. 43 del 7 aprile ha fissato le aliquote contributive per gli operai agricoli a tempo indeterminato, determinato e per il lavoro occasionale in agricoltura per il 2026 passando, di fatto, da una percentuale del 13% all’8,5%. Un segnale importante per le imprese agricole colpite da un aumento spropositato dei costi di produzione, legato alla situazione internazionale.
Ezio Mossoni




